SCHEDA / Cir, la società di De Benedetti

Compagnie Industriali Riunite, è l’ammiraglia tra le società quotate del gruppo De Benedetti e comprende le attività dell’Ingegnere nei settori dell’energia (Sorgenia), media (Espresso), componenti auto (Sogefi), sanità (Kos) e nella finanza in genere. Nel 2010 Cir ha registrato ricavi consolidati per 4,8 miliardi di euro, un margine operativo lordo di 400,1 milioni di euro e un utile netto di 56,9 milioni di euro. Ha circa 12.900 dipendenti. La holding è controllata per il 45,8% dalla Cofide, a sua volta quotata e in mano per il 52% alla cassaforte di famiglia, la Carlo De Benedetti & C sapa, dove con il fondatore Carlo De Benedetti (76 anni), figurano i tre figli: Rodolfo, che è ormai il capo azienda, con l’incarico di amministratore delegato di Cir e Cofide e presidente di Sorgenia e Sogefi (è anche consigliere dell’Espresso); l’ex amministratore delegato di Telecom Italia Marco De Benedetti, oggi managing director in Italia di Carlyle; e il più giovane Edoardo, cardiologo, coinvolto recentemente nel gruppo con un incarico nel consiglio di Kos. Tra i soci accomandatari della sapa figura anche Franca Bruna Segre, banchiera torinese alleata storica dell’Ingegnere. Storicamente l’altro ’contenitorè della famiglia era la Romed, cui fa capo tutt’ora lo 0,44% di Cofide e che un tempo era l’intestataria della quota in Cdb Web Tech, poi ceduta al gruppo De Agostini, oltre che della quota di Management & Capitali. Su quest’ultima l’Ingegnere ha però lanciato un’offerta di acquisto inaugurando anche una cassaforte tutta nuova, la Per spa, di cui è l’unico azionista. In fase di lancio Management & Capitali aveva tra l’altro portato all’unico avvicinamento nel corso di tanti anni tra De Benedetti e Silvio Berlusconi, quando brevemente nell’estate del 2005 sembrò che il Cavaliere potesse investire accanto all’Ingegnere in questo fondo soprannominato ’salva-impresè. Alla fine l’ipotesi naufragò non senza scambi reciproci di accuse e i due ’arcinemicì hanno proseguito imperterriti la battaglia di sempre. De Benedetti aveva annunciato poco più di due anni fa l’addio agli impegni diretti nel gruppo, dichiarando di voler lasciare la presidenza di tutte le società fondate. La passione di sempre per l’editoria ha però avuto la meglio: l’ ’Ingegnerè per antonomasia della finanza italiana, Cavaliere del Lavoro e Ufficiale della Legion d’Honneur, amministratore delegato Fiat ormai 35 anni fa - prima dell’inizio dell’avventura in Cir e Olivetti - resta tutt’ora presidente dell’Espresso, oltre ad avere comunque la presidenza onoraria delle altre aziende del gruppo.