Schernikau, il rosso in rosa che stava a sinistra della Ddr

Era orgogliosamente gay e ostinatamente comunista. Ma soprattutto un ottimo scrittore. Ora l'Italia può scoprirlo

Era il più rosso di tutti nonostante dentro fosse rosa. Era «la Milva della letteratura tedesca» (parole sue). Era uno schianto come donna maschia. Era frivolo nell'integralismo e integralista nell'esser frivolo. Era lustrini ed Hegel, saune e cellule di partito, esibizionismo e materialismo. Era fedele alla linea quanto alle canzoni di Nina Hagen. Era pride prima di essere gay. Una zoccola filosofa, uno scherzo riuscitissimo, positivo e positivista, della natura umana, una luce stroboscopica da discoteca nell'oscurantismo dei casermoni in stile Ddr. Una vittima dell'amore e dell'Aids in ugual misura.

Ma soprattutto era un ottimo scrittore. Almeno a giudicare da Kleinstadtnovelle, il racconto lungo o memoir in presa diretta che da pochi giorni L'Orma Editore ha mandato in libreria con il titolo, forse un tantino più romantico del dovuto, ma comunque pertinente, di Canzone d'amore da un tempo difficile (pagg. 115, euro 11, traduzione di Stefano Jorio). Mai visto, a parte due personaggini tipo Giacomo Leopardi e Arthur Rimbaud, un diciottenne padroneggiare a tal punto la propria lingua. E per di più cacciandola fuori, la lingua, per prendersi gioco del potere scolastico, prima di fare altrettanto di fronte al potere dell'una e dell'altra Germania. Mai vista una simile potenza nel mitragliare a tappeto la banalità delle sovrastrutture istituzionali. E mai visto, prima d'ora, un libro di Ronald M. Schernikau pubblicato in italiano, a quasi 26 anni dalla morte. Una lacuna che ora dovrà essere ulteriormente colmata.

Il liceale qui ci parla come un poeta laureato, abbassando sempre le maiuscole per vezzo e per comodità nel battere a macchina, ma elevando sempre il tono del discorso: «cosa c'è di libero in una libertà che è solo una gabbia per una vitalità che non si può spegnere? nella quale i sogni diventano più chiari e più urgenti e per questo più lontani? nella quale si sta vicini solo per noia, o si protesta in silenzio con il naso tra i libri, e la maggior parte delle persone ha più dischi che libri?». Il protagonista di questo diario in pubblico si chiama «b.» e tutto sommato è fiero della sua diversità: «è il maestro di cerimonie di un cabaret, è demoniaco nella sua superiorità perché sbaraglia il passo sicuro dei maschi, li spinge a dire oscenità o ad abbassare lo sguardo: piccola isola consapevole di sé»; «e allora vai, b., come un cieco in giro per la grande città, moltiplica i loro sguardi sostituendoli con sguardi immaginari, di volta in volta travesti la tua sicurezza da insicurezza, il tuo timore da temerarietà». Aggirandosi fra i banchi e nei cessi, per i negozi e sui treni, b., cioè Ronald, snocciola comizi d'amore come un piccolo Pasolini, provocando sottovoce, eppure benedicendo gli interlocutori.

Fino al casus belli. Durante una gita con i compagni, ecco lo scandalo, complice un ragazzo che ovviamente si proclama a squarciagola innocente ed etero. I prof insorgono, i genitori pure (tutti tranne la madre di b., «lea», perfetto ritratto di mamma Ellen, infermiera modello, mentre il papà reale, trafficante filatelico e oltretutto filo-nazista, chissà dov'è finito, dopo averli abbandonati quando il piccolo Ronald era in fasce...). Si convoca il consiglio d'istituto, si istruisce un autentico processo. Ed ecco nascere lo Schernikau politico, quello che l'amico Matthias Frings ha ritratto, insieme allo Schernikau di tutti i giorni, nella biografia L'ultimo comunista, uscita in Germania nel 2009 e in Italia da Voland nel 2012.

Nato a Magdeburgo l'11 luglio 1960, quando il Muro non aveva ancora separato le due Germanie, Ronald morì il 20 ottobre 1991 nella Berlino che era stata Est e che era tornata a essere semplicemente Berlino. Perché lì, nell'estremo Far West dell'impero comunista, aveva voluto tornare, risalendo la corrente della storia.

Dopo il trasferimento in Germania Ovest con la mamma, la quale avrebbe tanto preferito restare «di là», ma si rende conto che il piccolo ha bisogno del padre (ben presto capirà che di quel padre si può, anzi si deve fare a meno...), e soprattutto dopo il successo, a sorpresa e con il botto, di Kleinstadtnovelle, uscito nel 1980, Ronald decide che quella dello scrittore è la sua strada. «Scrivo perché spero che la mia biografia sia inutile», afferma. Aderisce al Partito di Unità Socialista di Berlino Ovest (SEW), frequenta la Freie Universität. Fa amicizia con tanti ragazzi diversamente idealisti (come lo stesso Frings), coniugando Schelling e Bach alle notti en travesti, intervallando il lavoro alla scrivania con le relazioni occasionali. Alto, elegante, spontaneamente salutista (zero droga, zero sigarette legali, al massimo un bicchiere di spumante italiano), conquista tutti, donne comprese, esteticamente e culturalmente. Conosce Thomas e se ne innamora: resterà il suo uomo fino alla fine, fino alla vetta del calvario della malattia.

Le sue opere sono, già dai titoli, un concentrato di poesia baroccheggiante e provocazione: irene binz, la donna nel bagagliaio, biografia-monologo della madre; e quando il principe e il cocchiere si misero a ballare erano così belli che l'intera corte svenne. un film utopico, trattato-inchiesta-romanzo sull'omosessualità; la variante intensa di una vita rilassata. un festival, autopubblicato. Ma è opportuno citare soprattutto il fluviale i giorni a l. - a proposito di come la germania est e la germania ovest non si possano mai capire, tanto meno tramite la loro letteratura. La «l.» sta per Lipsia, dove Schernikau frequentò l'Istituto per la Letteratura Johannes R. Becher. Nel settembre '85 chiese la cittadinanza della Ddr. La ottenne soltanto alla fine dell'89, quando tutti gli altri stavano andando nella direzione opposta. Fra i molti talenti che aveva, c'era quello di essere nel posto sbagliato al momento giusto.