Scherzavano: Adriano di nuovo squalificato

Riccardo Signori

Scherzavano, Adriano non giocherà contro Udinese e Roma. Continua ad essere colpevole di uno schiaffo al volto di Grandoni, visto solo dal giudice sportivo Laudi e dal procuratore federale. Ma ci sta che Laudi non abbia visto con pienezza di mezzi ed occhi. Il giudice, infatti, ha preso le sue decisioni dal suo ufficio torinese e non nella sede dela Lega di Milano e il filmato del fattaccio gli è stato inviato via internet sul computer personale. Osservare un filmato così delicato, e già poco chiaro nella dinamica, su un computer è ben diverso che giovarsi di un video in presa diretta. È una delle tante stranezze di questa storia in cui l’Inter è solo il vaso di coccio in una faida tra poteri forti, gestiti da una federazione preoccupante. E se Moratti si è infuriato contro le istituzioni del pallone («Sono stanco di questo sistema»), sono il calcio e il suo mondo ad essere i grandi perdenti.
La Caf ha accolto il ricorso del procuratore ed ha ripristinato due giornate di squalifica. Sentenza non appellabile e che farà giurisprudenza perchè è la prima dopo la riforma di settembre, in cui la commissione appello federale può venir chiamata all’opera per i casi riguardanti la prova tv. In realtà c’è chi sostiene che la Caf, ultimo organo di giudizio come nella giustizia ordinaria, non avrebbe potere per intervenire con un giudizio sul merito (atto di violenza oppure no?) essendo organo di legittimità, ma basterà sostenere che nella motivazione della disciplinare c’è stata qualche carenza per scansare il problema.
Però il giudizio, le cui motivazioni saranno conosciute in tempi lunghi, sarà di merito e punterà sulla violenza del gesto in quanto tale e sulla sua intenzionalità: in pratica per i giudici è indifferente che Adriano abbia colpito l’avversario sulla mano o sul volto, ma conta l’intenzionalità del gesto senza valutarne l’effettiva pericolosità o i danni arrecati. Insomma per la giurisprudenza del pallone un ladro di galline o un uomo che spari all’amante pari sono ai fini della commisurazione della pena. Di certo questo giudizio autorizzerà tutto e il suo contrario, permetterà al giudice sportivo e al procuratore federale una pericolosa libertà di intervento e di sentenza. Simulatori e imbroglioni vari del mondo pallonaro si sentiranno autorizzati a proseguire sulla via della furbata, perchè ci sarà sempre un giudice che darà loro ragione e punirà un giocatore per atto di violenza presunto. Quando invece basterebbe (sarebbe bastato) cercare di graduare le pene, passando, per esempio, da atti violenti ad atti scorretti, mettendo paletti che aiutino, anche con la prova Tv, ad identificare l’un caso e l’altro, senza cadere e scadere nelle ridicole valutazioni del caso Adriano.
Finisce stritolata l’Inter e con essa Adriano. Il giocatore poteva tenere la mano a posto, ma i giudici hanno preferito condannare basandosi sull’incertezza e non sulla certezza. La disciplinare aveva fatto notare tutto ciò e, probabilmente, ha fatto scattare la molla che ha spinto il procuratore federale all’appello. I magistrati fanno sempre corporazione, si tratti pure di calcio. Ed allora l’unico rigore della sentenza riguarda l’esigenza di punire un atto, sulla cui violenza si può discutere all’infinito. «In tanti anni di calcio mi mancava di veder anche questa», ha detto Facchetti. Ai limiti della sopportazione il commento di Moratti. «Non mi arrendo, ma qui c’è mancanza di rispetto nei confronti dell’Inter, di Adriano e dei tifosi. C’è stato fatto un danno notevole. Non ci consideriamo vittime, non mettiamo in discussione il valore dei giudici, però abbiamo lo stesso atteggiamento di mancanza di rispetto nei confronti dell’istituzione calcistica che permette tutte queste cose». Ed oggi è un altro giorno, c’è l’Udinese a San Siro, ma ci sono sempre Carraro e i suoi soci a Roma e dintorni.