Schiacciato da una cucina a gas, bimbo di 2 anni in fin di vita

Il piccolo si trova ricoverato in coma all’ospedale San Raffaele, in corso le indagini della polizia

L’hanno perso di vista solo per pochi istanti, e quando l’hanno ritrovato era ormai privo di sensi, steso sotto una pesante cucina a gas in metallo che aveva provato a scalare e che gli era precipitata sopra. Yuri M., due anni ad agosto, è ora ricoverato in coma al San Raffaele, dove era stato portato in «arresto cardiocircolatorio».
L’altra sera verso le 18.30 mamma Ester, 30 anni di origine spagnola, era andata a prendere il marito Sergio, 40 anni, che insieme al fratello Guido gestisce una lavanderia industriale in via Arrighi 10, estrema periferia est. Appena il tempo di salutarsi e i due si rendono conto che il bambino è sparito. Insieme a zio Guido si mettono dunque in cerca del bimbo fino a quando, al termine di una rapida ricerca, lo trovano nel cortile dell’azienda, dove era stata sistemata una pesante cucina a gas, alta circa 70 centimetri e larga 120, ormai inutilizzabile, e per questo messa in un angolo in attesa di essere consegnata all’Amsa per lo smaltimento. Sotto, il bimbo che probabilmente aveva cercato di «scalare» per gioco e poi fatta cadere.
Il piccolo era privo di conoscenza e non respirava quasi più. Genitori e zio hanno subito chiamato il 118 e quindi tentato di rianimarlo praticandogli il massaggio cardiaco poi la respirazione bocca a bocca.
I secondi passavano terribili in attesa dell’ambulanza che sembrava non arrivare mai, mentre il bambino non riprendeva conoscenza. Così mamma Ester e zio Guido decidevano di portarlo con la loro auto in ospedale. Dopo pochi minuti i due erano al pronto soccorso dell’ospedale San Raffaele dove i medici riscontravano l’arresto cardiocircolatorio del piccolo paziente. Il loro intervento consentiva di rianimare il piccolo e fargli riprendere le funzioni vitali, senza però riuscire a farlo uscire dallo stato di coma. A questo punto il bambino veniva ricoverato in rianimazione in prognosi ovviamente riservata.
Come di prassi la notizia veniva girata al 113 e alcuni agenti si recavano prima in ospedale e quindi nella lavanderia di via Arrighi. Qui i poliziotti avrebbero trovato tutti i riscontri possibili al racconto della disgrazia fatto dai famigliari del piccolo. Ipotizzando pertanto, nella relazione che verrà presentata all’autorità giudiziaria, il banale, anche se terribile, incidente domestico.