Schiaffi all’asilo, maestra in cella: telecamere in classe

Trascinava i bimbi per i capelli e li teneva chiusi al buio per ore, filmata dopo la denuncia di un collega. In alcuni istituti ora si adotta la videosorveglianza

Peccato che i video siano top secret. Le immagini catturano l’attenzione di milioni di persone, sollevano l’indignazione, scatenano un dibattito pubblico. Tutto questo era avvenuto per l’asilo «Cip e Ciop» dove due maestre maltrattavano e picchiavano bimbi indifesi. In quel caso gli italiani hanno potuto «leggere» ma anche «vedere». Della scuola materna comunale di Anfo, piccolo comune del bresciano, non abbiamo immagini ma la vicenda sembra una macabra replica di quanto è avvenuto a Pistoia o in altri asili degli orrori: schiaffi, botte, punizioni, cibo fatto ingurgitare nonostante i rigurgiti, isolamenti in stanze buie. Qui c’è pure un’aggravante per la maestra di cui non conosciamo il nome: se la prendeva in particolare con quattro dei sedici bambini della classe. Due sono figli di stranieri, gli altri due hanno qualche problema di adattamento e socializzazione.
La donna, di 52 anni, separata, due figli maggiorenni, ora è finita in carcere, arrestata venerdì dai carabinieri di Salò che l’hanno incastrata grazie alle microcamere nascoste in tutti i locali dell’asilo. Una dozzina di filmati testimoniano le sue violenze sui bimbi. Per esempio, scattava come una molla se i bimbi non rimettevano nella stessa posizione i giocattoli dopo averli usati. Li tirava per i capelli e per le orecchie. In mensa li obbligava a mangiare a suon di schiaffi o pizzicotti anche quando dicevano di non avere fame. Le telecamere hanno ripreso la scena di un bimbo che dopo aver ingoiato a forza un boccone vomita e la maestra lo costringe a rimangiare quello che ha sputato. Gli altri bimbi assistono spaventati. Ed è proprio un senso di disgusto quello che si prova ad immaginare queste situazioni. Ora la giustizia farà il suo corso ma ai bambini servirà molto tempo prima che si riprendano psicologicamente da questa brutta esperienza. La cattiva insegnante li aveva in custodia da settembre e dunque le angherie sono andate avanti un bel po’ prima che qualcuno si facesse avanti. Bisogna quindi dire grazie a quel dipendente comunale che ha squarciato l’omertà e si è fatto avanti per denunciare quanto accadeva in quella classe.
Ma una domanda viene spontanea: possibile che la dirigente non ne sapesse nulla? E i genitori di questi bambini non si facevano raccontare come passavano la giornata all’asilo? C'è inoltre il sospetto che le violenze facessero parte della «condotta abituale» dell’educatrice e non solo ad Anfo: la donna bresciana presenta infatti un curriculum di svariati trasferimenti in più scuole materne della provincia e si teme che possa aver adottato lo stesso atteggiamento nei confronti di altri bambini, magari tra l’indifferenza di colleghi che non hanno mai osato denunciarla.
L’inchiesta risponderà ai molti quesiti ma si spera con più celerità rispetto all’indagine relativa all’asilo Cip e Ciop di Pistoia. Dopo oltre due anni dall’arresto delle due maestre, infatti, non c’è ancora un sentenza di condanna. Ora le due educatrici circolano liberamente in attesa di giudizio e risiedono pure in Toscana, perché è caduto per decorrenza dei termini il divieto della dimora nella regione in cui sono avvenute le angherie.
La giustizia sembra a volte ingiusta eppure la gente vorrebbe condanne esemplari per persone a cui i genitori affidano con fiducia i propri bambini. Ma prevenire si può. A Taranto, in un asilo nido e scuola d’infanzia si è dotato di un sistema di videosorveglianza per permettere ai genitori di osservare anche dal lavoro o da casa la giornata dei propri figli. A Ponte Nuovo, vicino a Ravenna, È sufficiente avere un pc collegato alla rete e, grazie a un sistema di webcam, si può seguire la giornata dei bimbi all’asilo. Uniche aree non monitorabili sono i bagni e la zona-sonno. E con questi controlli le mani delle educatrici restano sicuramente al proprio posto. Ma questi interventi si possono fare solo in strutture private. Quante violenze dobbiamo registrare prima che si faccia qualcosa anche negli asili pubblici?