Schiaffi e minacce sul cellulare: due «bulli» in manette all’Einstein

I ragazzi sono stati arrestati dopo le intimidazioni a uno studente: «Dacci i soldi o ti riempiamo di botte»

Care, vecchie estorsioni di una volta. Fatte di persona. Magari esibendo un coltello o una pistola che solo a guardarli ti parlavano un linguaggio universale. Ora i tempi si evolvono in fretta e se l’età degli estorsori diminuisce, i loro mezzi di comunicazione con le «vittime» si fanno più raffinati. Quindi perché non estorcere denaro usando su internet un programma che permetta di dialogare con gli altri conservando l’anonimato o tramite i famigerati messaggini telefonici, gli sms? È quello che hanno pensato due giovani, un 18enne e un 16enne, arrestati mercoledì in città dagli investigatori del commissariato Monforte-Vittoria. Questi ragazzi da almeno due settimane minacciavano via web un coetaneo, un ragazzo di 16 anni studente al liceo scientifico «Albert Einstein» che si trova in città, nell’omonima via, in zona Vigentina. Vittima di soprusi verbali e forti intimidazioni via mail. Non solo. Il ragazzo è stato più volte umiliato e intimidito di persona, in un paio di casi si è preso addirittura dei ceffoni, sempre al di fuori dell’istituto scolastico. E per cosa, poi? Per 90 euro. Denaro che sarebbe servito ai due bulli per divertirsi durante i weekend e che secondo loro la vittima avrebbe, in qualche modo (mai specificato, probabilmente inesistente) rubato. Soldi che li hanno portati dritti dritti nelle mani della polizia: il 18enne, processato per direttissima si trova attualmente agli arresti domiciliari; il complice, più giovane, si trova al Beccaria in attesa della convalida del fermo. «Ma sembrano non essersi resi conto della gravità di quello che hanno fatto» ribadiscono gli investigatori colpiti dall’indifferenza dei due giovani arrestati.
Ma vediamo l’intera vicenda nei dettagli. Due settimane fa il liceale comincia a ricevere messaggi inquietanti via chat e via sms. Frasi del tipo: «Non me ne frega da chi ti fai accompagnare tanto ti riempio di botte da lasciarti morto per terra». Minacce che vengono ripetute di persona, nei giorni successivi, accompagnate da sberle intimidatorie all’uscita di scuola. Lo studente ha sempre più paura, ma non racconta nulla ai genitori. A scoprire quanto sta accadendo è sua madre quando, per caso, decide di controllare il telefonino cellulare del figlio. A quel punto il ragazzo è costretto a confessare la situazione ai genitori raccontando che da una quindicina di giorni riceve dai due «amici» minacce e anche qualche schiaffo davanti agli altri studenti quando esce da scuola. «Ma soprattutto - ha confessato - mi subissano di messaggi minatori quando utilizzo un programma di messaggistica per parlare con i miei compagni di scuola e con gli amici via internet. Mi hanno già spillato 60 euro».
A quel punto, con la denuncia dei genitori alla polizia, per i due giovanissimi estorsori scatta la trappola. Mercoledì, all’uscita da scuola, poco dopo le 13 e dopo una settimana di «monitoraggio» della situazione da parte della polizia, il 16enne dà appuntamento con i due bulli per consegnare altri 30 euro. Dopo lo scambio del denaro gli investigatori intervengono e li bloccano.