Gli schiaffi di Stoiber ai tedeschi dell’Est sconvolgono i progetti della Merkel

Prime crepe nell’opposizione democristiana in vista delle elezioni politiche di settembre

Salvo Mazzolini

da Berlino

Secondo i giornali popolari tedeschi, più amanti delle semplificazioni che degli approfondimenti, Angela Merkel sarebbe furibonda e avrebbe i nervi a fior di pelle. Fino a poche settimane fa la campagna elettorale che si concluderà con il voto del 18 settembre, sembrava per lei una passeggiata ed il suo partito, la Cdu, veniva dato per vincente con un ampio margine. Ma improvvisamente la passeggiata si è trasformata in una corsa a ostacoli, piena di incognite, di svolte impreviste e colpi bassi. E i colpi bassi più insidiosi, quelli che rendono la Merkel furibonda e irascibile, vengono non dai suoi avversari ma dai suoi alleati. Secondo gli ultimi sondaggi la sua coalizione di centrodestra viene data ancora per vincente ma con un vantaggio che va sempre più riducendosi ed ora è appena di un punto sullo schieramento dei partiti di sinistra.
Insomma i giochi sul futuro governo di Berlino, dopo le certezze iniziali, sono di nuovo aperti. Eppure all'inizio dell'estate lo scenario era del tutto favorevole alla Merkel. La pessima pagella economica della coalizione rossoverde del cancelliere Gerhard Schröder (quasi 5 milioni di disoccupati, due anni di recessione seguiti da un anno con una crescita appena sopra lo zero, conti pubblici fuori controllo) aveva diffuso tra i tedeschi una voglia generale di cambiamento spostando i consensi verso l'area di centrodestra considerata più idonea a risollevare l'economia del Paese. Inoltre il malessere provocato dai tagli allo Stato sociale decisi da Schröder, sebbene giudicati sacrosanti dagli esperti, aveva eroso il tradizionale elettorato socialdemocratico, il più colpito dalle riforme avviate dai rossoverdi, a tutto vantaggio dello schieramento guidato dalla Merkel.
A guastare la festa sono intervenute due svolte impreviste. La prima è l'avanzata del nuovo partito di Oskar Lafontaine, denominato Partito della sinistra e formato da postcomunisti ed esuli socialdemocratici contrari alle riforme di Schröder. Se si votasse oggi, otterrebbe il 12% su scala nazionale e ben il 31% nei Länder della ex-Germania orientale, classificandosi come il primo partito in questa parte del Paese. Una brutta botta non solo per i socialdemocratici ma anche per Angela Merkel che sperava di catturare i voti di protesta della Germania Est, la sua terra di origine, la parte dove più doloroso è l'impatto dei tagli sociali e del declino economico (la disoccupazione, circa il 20%, è il doppio della media nazionale). E invece la Cdu, in seguito all'avanzata di Lafontaine, è scesa al terzo posto nella graduatoria dei partiti nei Länder orientali: un calo che compromette le sue prospettive di successo sul piano nazionale.
Ma il colpo più insidioso per Angela Merkel è venuto dal suo alleato Edmund Stoiber, leader della Csu, l'ala bavarese della Cdu. In un comizio in Baviera, Stoiber ha detto che «non accetterà che le sorti della Germania vengano decise dai frustrati dei Länder orientali». E pochi giorni prima aveva usato un linguaggio ancora più pesante definendo i tedeschi dell'Est che votano a sinistra «stupidi vitelli che si scelgono i propri macellai».
Parole che certamente non contribuiscono a risollevare la popolarità dello schieramento della Merkel tra gli elettori dell'Est. In un primo tempo si era pensato ad una gaffe, ad un incidente di percorso. Ma poi si è capito che le uscite di Stoiber rientravano in una strategia ben precisa: quella di far leva sui risentimenti degli elettori occidentali, stanchi di aiutare i fratelli non più separati dell'Est che «assorbono soldi e producono poco». Una strategia condivisa da altri leader occidentali della Cdu come Günther Öttinger, gover- natore del Baden-Württemberg, ricco Land confinante con la Baviera, tanto che alcuni giornali hanno parlato di una Lega sud che si starebbe formando all'interno del centrodestra tedesco nonostante l'opposizione della Merkel che sarebbe furibonda perché preferisce presentarsi come la candidata alla cancelleria di tutti i tedeschi.