Uno schiaffo agli onesti

Ciò che è accaduto nell’ospedale perugino di Santa Maria della Misericordia - dove i dipendenti assenteisti e puniti come tali sono stati reintegrati nel loro posto di lavoro per volontà della magistratura - può indignarci ma non può stupirci. Questo buonismo ipocrita, questa irresponsabile indulgenza, questa regola non scritta ma vigente secondo cui l’abuso è incoraggiato e premiato, non rappresentano un’eccezione. Vale a dire che l’ospedale perugino non è un esempio deplorevole di malcostume in un contesto nazionale passabilmente virtuoso. È invece, purtroppo - salvo sporadiche eccezioni -, un campione valido dell’andazzo generale.
Diciamo inoltre che i magistrati cui va addebitato il sostanziale via libera a chi, avendo un impiego - con i doveri che ne conseguono -, fa il proprio comodo debbono essere deplorati ma nemmeno poi tanto. Prima di loro, e magari più di loro, molti altri sacerdoti della legge hanno dimostrato, verso la legge stessa, analoga spregiudicatezza. Vantandosene all’occorrenza come attestazione di afflato sociale, di comprensione per le esigenze e le sofferenze dei più deboli.
Questo giustificherebbe tutto, benché i più deboli, in un ospedale, non siano i dipendenti ma gli ammalati, e l’assenteismo cronico - con punte d’arroganza - lasci di sicuro indifferenti i miliardari che vanno a curarsi in Svizzera o negli Usa, e affligga invece la povera gente a Perugia o altrove, nel cosiddetto Bel Paese.
Ma, lo si è già accennato, la risposta altera e nobile delle toghe che proteggono i fancazzisti incalliti - sia che operino in un ospedale, sia che operino in altre branche della pubblica amministrazione - è in sostanza una sola. Agiamo così in favore del popolo. Il che viene declamato anche quando le conseguenze delle trasgressioni ricadono proprio sul popolo. Il decidere - come alcuni magistrati hanno scandalosamente deciso - che l’occupare alloggi vuoti non è reato se dell’alloggio si ha bisogno, affligge chi era in lista d’attesa, e si vede a torto scavalcato dai prepotenti o addirittura dai violenti. Il decidere - anche questo è stato incredibilmente deciso - che il rubare è permesso ove lo si faccia in stato di estrema necessità dà uno schiaffo agli innumerevoli onesti che faticano a tirare la fine del mese ma si guardano bene dall’allungare le mani sulla roba altrui.
Scrivo di questo con disagio. Perché la sensazione precisa è che le segnalazioni e polemiche giornalistiche dei vizi «pubblici» lascino in ogni caso il tempo che trovano.
Non serve a niente, o serve a pochissimo, il rilevare che le punte più alte di assenteismo sono registrate tra impiegati e operai che ricevono la busta paga da una istituzione o ente pubblico, il che è paradossale, ma non inspiegabile, e deriva, con tutta evidenza, da due elementi. 1) Il «pubblico» non riconosce il merito, il «pubblico» non castiga gli scansafatiche e gli assenteisti; 2) se, come a Perugia, li castiga, sopravviene provvidenziale non la legge, ma una triste parodia della legge, per mondarli di ogni addebito, e riportarli fianco a fianco con i colleghi che lavorano sodo. Senz’altro incoraggiati da questo a diventare pure loro assenteisti.
In vista d’un risultato: l’assenteismo, non la legge, è uguale per tutti.
Mario Cervi