Uno schiaffo ai pm di Milano: assolto il deputato pdl Berruti

Milano«Gli hanno dato una mazzata su tutta la linea». Sono le 18,30 di ieri e Massimo Maria Berruti, deputato del Pdl, sintetizza così la sentenza emessa un’ora prima dall’ottava sezione penale del tribunale di Milano. Per Berruti, accusato di riciclaggio, il pubblico ministero Fabio De Pasquale aveva chiesto una condanna pesante: cinque anni di carcere, per avere aiutato Mediaset a far sparire dalla circolazione una parte dei fondi neri che il gruppo del Biscione avrebbe creato truccando la contabilità dei diritti cinematografici. Per Berruti - avvocato, ex ufficiale della Guardia di finanza - la Procura aveva ritagliato un ruolo chiave nel complesso sistema di fondi occulti che - nella ricostruzione di De Pasquale, che sta alla base anche dei processi instaurati contro Silvio Berlusconi - servirebbe a drenare la contabilità parallela di Mediaset.
E invece no. Almeno per quanto riguarda Berruti la sentenza - emessa dopo una lunga camera di consiglio - azzera le tesi dell’accusa, senza neanche lasciare lo spiraglio dell’insufficienza di prove. «Il fatto non sussiste», dice il dispositivo pronunciato dal giudice Concetta Lo Curto. Assoluzione con formula piena per una parte dei capi d’accusa, proscioglimento per prescrizione per gli altri: ma solo perché il troppo tempo trascorso ha impedito - secondo quanto spiega un membro del collegio - di entrare nel merito, altrimenti anche su questi episodi il deputato azzurro sarebbe stato dichiarato innocente.
Per la Procura è indubbiamente una sconfitta pesante, non solo per la convinzione e la durezza con cui era stato condotto il procedimento contro Berruti, ma anche per le ripercussioni che l’udienza di ieri rischia di avere su altri e ben più visibili processi: quelli contro Silvio Berlusconi, accusato di frode fiscale e appropriazione indebita proprio per le operazioni compiute nella compravendita di diritti tv. Uno dei due processi è già in corso, nel secondo è imminente la richiesta di rinvio a giudizio. Ora l’ottava sezione penale dello stesso tribunale sembra mettere in discussione l’intero impianto investigativo sfociato in tutti questi processi.
Ieri, infatti, il giudice Lo Curto non si limita ad assolvere Berruti: la spiegazione di come si è arrivati a questa decisione la si avrà solo con le motivazioni. Ma qualcosa si capisce già ora, perché oltre alla sentenza la Lo Curto legge anche una ordinanza che ritrasmette alla Procura gli atti del processo. E qui si apprende che la corte assolve Berruti in quanto «l’istruttoria svolta non ha consentito di acquisire prova sufficiente che l’imputato abbia prestato un effettivo contributo morale o materiale nell’apertura e nell’operatività del conto Jasran», quello su cui approdarono i fondi, e sul quale Berruti ha spiegato di avere solo messo una firma, in una unica occasione, in ossequio a una disposizione testamentaria; dopodiché si entra nel merito anche del reato di frode fiscale, quello che sarebbe stato commesso da Berlusconi, e da cui proverrebbero i fondi riciclati da Berruti, mettendo in dubbio che tale reato sia mai stato commesso. «Non risultano realizzati margini indebiti significativi in capo alle società per effetto dell’interposizione nelle catene di acquisto dei diritti tv tali da giustificare l’individuazione come provento da delitto delle somme versate a Jasran». Che è, va ricordato, esattamente il meccanismo ipotizzato dalla Procura nei processi a carico del premier.
Certo, ogni giudice poi ragiona con la sua testa. Per ora a festeggiare è Berruti, «io sono soddisfatto perché è emersa la verità. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, la mia è una famiglia di magistrati, io sono figlio e fratello di magistrati» dice il deputato. Il primo a tirarlo in ballo era stato l’avvocato inglese David Mills, nel 1997, con la deposizione che ora la stessa Procura accusa di essere stata reticente e lacunosa. Nel gennaio 2009 Berruti aveva rifiutato che il processo a suo carico venisse sospeso per 18 mesi, come prevedeva una norma: «Voglio essere processato e assolto», aveva detto. Ieri, la sentenza.