Uno schiaffo in Argentina per Telecom Italia

Buenos Aires prova a chiudere Telecom Italia fuori dalla porta di Telecom Argentina, estromettendola dalla gestione della controllata locale. Un attacco frontale, sferrato sabato notte dall’Antitrust del Paese sudamericano (la Commissione di difesa della concorrenza argentina, Cndc), a cui il gruppo italiano promette di opporre una dura battaglia legale.
A pesare sono gli intrecci tra Telecom e la spagnola Telefonica che, oltre a essere il primo azionista indiretto di Telecom tramite la holding Telco, è l’altro grande operatore in Argentina con Telefonica Argentina. Tanto che già il 9 gennaio l’Antitrust argentino aveva aperto un’istruttoria per verificare il rischio di monopolio e ha poi nominato due supervisori per verificare la condotta dei consiglieri e dei sindaci indicati da Telecom Italia.
«Il provvedimento della Cndc è totalmente infondato e fortemente lesivo degli interessi di Telecom Italia che faremo valere in tutte le adeguate sedi internazionali», ha subito replicato l’amministratore delegato Franco Bernabè chiamando in causa la stessa Casa Rosada: «Mi aspetto che il governo argentino ora intervenga per risolvere tale questione, che rischia di pregiudicare il futuro degli investimenti internazionali in Argentina». Più precisamente la Cndc ha chiesto ai luogotenenti di Telecom Italia di non amministrare più la controllata, a partire dal numero uno Franco Bertone. La decisione è retroattiva al 9 gennaio. Abbastanza, con ogni probabilità, per gelare il sangue in Piazza Affari dove venerdì il titolo Telecom Italia passava di mano a un euro e dove questa mattina prosegue il cammino di avvicinamento all’assemblea di bilancio in calendario mercoledì. Tutta la linea operativa di Telecom Argentina è infatti di nomina Telecom Italia, che ne è anche il primo azionista tramite la catena di controllo che parte da Sofora: il gruppo italiano detiene il 50% della holding, accanto a France Télécom (2%) mentre l’altro 48% è nelle mani della famiglia Werthein. Un influente investitore locale che potrebbe avere tutto l’interesse a prendere le redini del gruppo di cui esprime già due consiglieri, contro i tre di nomina italiana (il posto rimanente in cda spetta ai soci di minoranza). Ma lo schiaffo in Argentina appare soprattutto la conferma di quanto sia sempre più accidentato il cammino di Telecom Italia in Sudamerica dopo l’ingresso di Telefonica in Telco: la cassaforte che custodisce il 23,5% di Telecom e di cui Madrid detiene il 42,3% accanto a Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Sintonia. Pochi giorni fa Telco aveva modificato lo statuto eliminando la parte dove si specificava che se avesse avuto delle controllate «ne avrebbe esercitato il coordinamento». Ma questo non è bastato né in Brasile, dove Telecom è impegnata in un braccio di ferro per Tim Partecipacoes, né in Argentina, teatro di un crescendo che è già costato al gruppo italiano il «congelamento» delle opzioni call che lo avrebbero portato a controllare l’intero capitale di Telecom Argentina.