Schiaffo di Bertinotti: scarica Prodi

Il presidente della Camera: &quot;La stagione di questo esecutivo è finita&quot;. Il premier: &quot;Non capisco, mi pare incredibile&quot;. <a href="/a.pic1?ID=215372" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Il capolavoro di Mastella: un bluff</font></strong></a>. La battaglia del Guardasigilli salva solo il premier indagato: <a href="/a.pic1?ID=215374" target="_blank"><strong>De Magistris fermato</strong></a><strong> </strong>quando stava per vagliare le telefonate di Prodi

Una bomba tirata «a freddo», dicono a Palazzo Chigi, e proprio mentre il faticosissimo Consiglio dei ministri era ancora in pieno corso.
Le dichiarazioni di Fausto Bertinotti al Tg1 sono piombate sul tavolo del governo alle otto della sera, mentre si era in pieno litigio sul pacchetto sicurezza, che per l’ennesima volta non ha visto la luce ed è stato rinviato causa divergenze ancora incomponibili. E raccontano gli astanti che Romano Prodi, che contava di finire la giornata se non in gloria almeno con le dimissioni di Mastella sventate e il primo voto sulla Finanziaria del Senato superato, abbia sbarrato gli occhi, leggendole: «Non capisco, mi pare incredibile».
La «bomba» tirata dalla terza carica dello Stato si chiama «governo istituzionale». E il senso è chiaro: dopo Prodi, se il suo gabinetto dovesse cadere di qui a poco, non ci sono solo le elezioni anticipate, come il premier non si stanca di ripetere (e Berlusconi di invocare). Ci può, anzi ci deve essere un altro esecutivo, con un «mandato preciso», come spiegano gli uomini di Bertinotti, quello di modificare la legge elettorale. Perché, e il messaggio è rivolto anche a Walter Veltroni e alle sue (supposte) preferenze per elezioni ravvicinate, con questa legge non si può andare al voto. È la prima volta che Bertinotti apre alla possibilità di un governo senza Prodi, ma sostenuto da Rifondazione: finora il premier aveva contato sul ruolo di «unico possibile garante» della coalizione che il Prc gli affidava.
Oggi invece la diagnosi del presidente della Camera è pessimista, tanto da parlare di «stagione finita» in relazione all’attuale maggioranza di governo. Una «stagione finita» sulla quale «bisognerà interrogarsi in futuro». L’esecutivo Prodi è «un malato che ha preso un brodo», e certo «ci sono anche malati emaciati e infebbrati che sopravvivono a lungo». Ma se «si decidesse l’interruzione di questa esperienza, la parola toccherebbe al presidente della Repubblica». E siccome Napolitano sa per primo che «la legge elettorale è molto cattiva», Bertinotti si spinge a ipotizzare che «si tenterebbe l’esperienza di un governo che faccia la riforma elettorale e quel tanto di riforma costituzionale necessaria per sbloccare il sistema».
Un nuovo governo presieduto da chi? «Non contano i nomi, conta il mandato», spiegano da Rifondazione. Mandato «breve», perché limitato alla legge elettorale, che dunque consentirebbe comunque elezioni «nella primavera del 2008». Anche se, precisano, dovrebbe necessariamente essere un governo «senza Prodi ma dell’Unione, magari sorretto dalle astensioni di un pezzo di opposizione». E tornano a girare nomi come quello di Piero Fassino.
La ministra Bindi attacca Bertinotti: «Mi dispiace contraddirlo, ma in caso di crisi di governo c’è solo una strada, quella che porta a nuove elezioni». Di certo c’è che Bertinotti non vuole che si voti con l’attuale legge per un motivo semplice: con queste regole ultraproporzionali, la «Cosa rossa» non si farebbe, perché i partiti della sinistra sarebbero spinti a dividersi. Gli stessi dirigenti del Prc, richiamati all’ordine dal capo, fino a ieri ragionavano su un possibile 6% di voti che il partito raccoglierebbe con il Porcellum. «È un’uscita assurda, a freddo, e proprio oggi che il governo poteva dire di avercela fatta, sudando sette camicie per evitare lo scontro tra Mastella e Di Pietro», si sfoga un esponente dell’esecutivo vicino a Prodi. Scontro in realtà solo rinviato, perché Di Pietro - spiegano i suoi - «non ha voluto offrire a Mastella il pretesto che cercava per far saltare il governo», e il capogruppo di Italia dei valori Donadi assicura che «resta un problema politico enorme, e noi non daremo alcuna fiducia al Guardasigilli finché non revocherà il trasferimento di De Magistris, che indaga su di lui e sul premier».
In Consiglio dei ministri la rissa tra i due è stata sfiorata ed evitata dal premier, che dopo aver confermato la sua «piena fiducia» a Mastella ha messo a tacere l’ex Pm. Cui il Guardasigilli aveva appena detto a brutto muso: «La mia dirittura morale è tale che non ho bisogno di trovare con te nessun punto d’incontro. Né ora né mai». Chiuso (per ora) il caso Mastella, ci si è arenati per l’ennesima volta sul pacchetto sicurezza, che né la Bonino né i ministri della sinistra erano disposti a votare. «Troppe spaccature e divergenze», dice la ministra radicale. Tanto che Prodi lo ha tolto dal tavolo: «Proviamo a riscriverlo». Se ci sarà il tempo.
Laura Cesaretti