Schiaffo del Cavaliere ai poteri forti

Francesco Casaccia

da Roma

Il governo non si è mai piegato ai poteri forti dell’economia. Durante il consiglio nazionale di Forza Italia, il premier, Silvio Berlusconi, accusa i vertici di Confindustria e Confcommercio di fare troppa politica e di chiedere interventi senza indicare le ricette. Poi lancia l’ennesimo messaggio di ottimismo, ribadendo che l’Italia «non al disastro» anche se, forse, «lavoriamo meno di quello che dovremmo». In ogni caso, ricorda che da quando è arrivato a Palazzo Chigi, sono stati creati 1,5 milioni di posti di lavoro. Berlusconi assicura anche che l’esecutivo completerà il programma, compresa la riforma del risparmio, mentre l’Irap verrà tagliata con la prossima Finanziaria.
L’affondo più consistente il Cavaliere lo riserva ai presidenti di Confindustria e Confcommercio, Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Billè. «Ormai - dice - fanno discorsi politici e ci indicano cosa si dovrebbe fare senza, però, dirci come farlo. Il governo - prosegue - non si è mai piegato ai poteri forti: non è stato facile ma credo che il nostro esecutivo non abbia mai dato sensazioni di debolezza nei confronti di chi regge l’economia e che non è propriamente dalla nostra parte». D’altra parte, il governo non ha grandi margini di manovra sulla politica economica. «I dazi, ad esempio, non sono più prerogativa dei singoli governi nazionali, così come i tassi di interesse, la svalutazione competitiva della moneta e la crescita in deficit».
Pronta la replica di Montezemolo. «Le proposte di breve, medio e lungo periodo avanzate in quest’ultimo anno da Confindustria hanno indicato in modo preciso non solo gli obiettivi da raggiungere ma anche le scelte e gli strumenti necessari per conseguirli». Montezemolo ribadisce che Confindustria «ha avanzato soluzioni concrete e possibili, molte delle quali a costo zero. Al governo - conclude - e lo dico con il massimo rispetto, spetta la responsabilità di scelte necessarie e coraggiose per realizzare condizioni di competitività e crescita».
Per il resto, Berlusconi continua a infondere ottimismo perché «la realtà non è deteriore. Basterebbe avere la capacità di dire che la recessione è finita. Gli italiani, che hanno aumentato il livello dei consumi, hanno difficoltà per l’incursione dell’euro di Prodi, che ha portato disagi. L’Italia ha ricchezze e potenzialità inespresse». Casomai, aggiunge, «lavoriamo meno di quello che dovremmo. Negli Usa, lavorano 6 persone su 10, mentre in Italia solo 4 su 10. Oltre la metà della percentuale di disoccupati lavora in nero. Raggiungiamo il 40% di sommerso: un disastro per le casse dell’erario». E a proposito di fisco, Berlusconi assicura il taglio dell’Irap con la prossima Finanziaria. Qualche problema, invece, per arrivare alle due aliquote Irpef prospettate in passato del 23% e 33%. «Non è nella disponibilità dell’erario», ammette Berlusconi. Che, però, aggiunge: «Non dobbiamo disperare per il futuro. Quella della riduzione delle tasse è una strada giusta che continueremo a perseguire compatibilmente con le condizioni economiche». Il premier conclude assicurando che verrà completato il programma di governo, compresa la riforma sul risparmio, «facendo lavorare il Parlamento di sabato, domenica e di notte, se necessario».