Perù, schiaffo a Chavez la vittoria di García

Il neo-eletto: «Abbiamo battuto il tentativo del leader venezuelano di includerci nel suo modello militarista arretrato»

da Lima

Quale sarà adesso il corso del Perù, con il ritorno alla presidenza di Alan García? Nel giorno del trionfo elettorale, gli interrogativi sono molti. Sia sul fronte interno sia su quello internazionale. Prima di tutto guardando ai vicini. In mezzo ai ringraziamenti e ai saluti vittoriosi rivolti ai suoi elettori e al Paese, Alan García ha trovato spazio per parlare di uno sconfitto, che però non è il suo diretto avversario elettorale, il nazionalista Ollanta Humala, ma il presidente del Venezuela: «Abbiamo battuto lo sforzo del signor Hugo Chavez di includerci nel suo disegno espansionistico di modello militarista e arretrato che pretende di impiantare in America del Sud».
Parole di fuoco. Segno che l’elezione presidenziale di domenica nel Paese andino ha innanzitutto, per il suo vincitore, un duplice significato: è il ritorno alla presidenza dopo sedici anni per giocarsi la «seconda chance» (García era già stato presidente dal 1985 al 1990), ma anche un segno di controtendenza regionale rispetto alle elezioni che hanno visto trionfare in Bolivia Evo Morales (il quale, sostenuto da Chavez, ha immediatamente proclamato la nazionalizzazione degli idrocarburi). Sebbene Alan García, avvocato di 57 anni (più di dieci in esilio durante il mandato di Alberto Fujimori fra il 1990 e il 2000) sia un esponente di punta di una storica formazione di centro-sinistra come il Partito Aprista Peruano, gli analisti politici (e i suoi avversari) concordano che dovrà fare i conti con un modello tipo quello neoliberale del colombiano Alvaro Uribe.
Oggi ci sono molti presidenti che si ispirano alla socialdemocrazia in America Latina, da Michelle Bachelet in Cile, a Lula in Brasile, allo stesso Morales; ma da un Paese all’altro le sfumature sono tante e tutti devono confrontarsi col grande vicino nordamericano. Ieri García ha anticipato quali saranno le linee della sua politica, affermando «la necessità di una crescita economica vincolata al mercato internazionale», soprattutto per i settori produttivi del nord del Paese, compresa la capitale Lima (dove ha ottenuto più voti) «senza però - ha continuato - dimenticare i più deboli ed economicamente svantaggiati, nel sud». Dove, invece, soprattutto nelle regioni di Cuzco, Arequipa e Ayacucho, Humala ha dominato, raccogliendo tra il 60 e l'80% delle preferenze.
García ha inoltre detto di «nutrire fiducia nei confronti dell’economia mondiale, che deve continuare a favorire lo sviluppo del nostro Paese. Qualsiasi azione contraria a questo indirizzo - ha aggiunto - avrebbe conseguenze gravissime nel corto periodo». E anche questo discorso, che farà piacere a Washington, può apparire come un segnale contro Morales.
Il quotidiano argentino Clarin scrive che «García avrà un’opposizione durissima da parte di Humala e non ha un minuto da perdere, perché a novembre ci saranno le elezioni regionali dove il nazionalista cercherà la rivincita».