Lo schiaffo alla Fiat lascerà il segno

Se non fosse stato per la poltrona vuota che li divideva, il fitto colloquio tra Emma Marcegaglia e John Elkann (nella foto) sarebbe passato quasi inosservato. Impossibile non notare il continuo ondeggiare della folta chioma della presidente di Confindustria e dei riccioli del numero uno di Fiat e casa Agnelli. È facile immaginare che al centro del botta e risposta, durante l’intervento del ministro Paolo Romani, che occupava la poltrona interposta tra i due, sia stata la bacchettata di Marcegaglia nei confronti del Lingotto, ormai con un piede fuori dalla Confederazione. Una filippica che ha toccato nel vivo il giovane presidente di Fiat.
A Marcegaglia non è piaciuto l’improvviso acuirsi delle tensioni tra Torino e viale dell’Astronomia proprio alla vigilia dell’assemblea generale, una sorta di «incidente» cercato dal Lingotto, potrebbe aver pensato Marcegaglia.
Da qui, abbandonando il testo della relazione, l’affondo su Torino: «Non ci pieghiamo alle esigenze dei singoli....sono finiti i tempi in cui poche aziende decidevano l’agenda di Confindustria». «Ho ben chiara l’azione riformatrice da portare avanti, e lo farò - ha aggiunto - ma senza strappi improvvisi che fanno male alle imprese e al Paese». E ancora: «La mia azienda di famiglia non ha mai preso un euro di contributo pubblico a differenza di quanto avvenuto per altre imprese presenti in sala».
Toni risoluti ai quali Elkann, con la sua riconosciuta flemma, ha ribattuto, ma non pubblicamente. Anzi, il presidente di Fiat, intercettato all’uscita dell’Auditorium parco della musica, ha elogiato e allo stesso tempo lanciato un messaggio a Marcegaglia: «Non possiamo che essere soddisfatti di questa voglia di riforme...». Per ribadire, subito dopo, la posizione attuale del gruppo: «L’uscita da Confindustria non è un tema di oggi, non è un tema d’attualità». Ma in tanti sono convinti che è soltanto questione di tempo. Del resto, da un anno a questa parte il sistema confindustriale, al di là dei buoni propositi, non ha fatto un granché per venire incontro alle esigenze di Fiat. «Chiediamo solo - ha detto l’ad Sergio Marchionne nell’incontro privato, alla vigilia dell’assemblea, con Marcegaglia e il ministro Maurizio Sacconi - di aver le mani libere per poter fare a pugni con la concorrenza». Come risposta è arrivato il ricorso della Fiom contro la Newco di Pomigliano.