Lo schiaffo di Verona a Unicredit: «No» all’aumento di capitale

La Cassa di Risparmio di Verona, primo socio di Unicredit, cambia idea e non partecipa all’aumento di capitale da 3 miliardi, varato in ottobre unitamente alla decisione di pagare 3,6 miliardi di dividendo in azioni, e giunto in queste ore alla sua esecuzione. Gli organi dell’ente guidato da Paolo Biasi hanno deliberato all’unanimità di non sottoscrivere la loro quota di 500 milioni del prestito «cashes» convertibile. Unicredit ha fatto sapere che l’operazione procede ugualmente, con importo ridotto a 2,5 miliardi.
Il ratio patrimoniale Core Tier 1 scenderà di conseguenza dal 6,7 al 6,6%. Salvo che nelle prossime ore gli altri grandi soci non facciano sapere di essere disposti a subentrare a Cariverona per la loro quota. Come noto i «cashes» rappresentano un prestito convertibile nelle azioni dell’aumento di capitale di Unicredit, rimaste però inoptate perché offerte a 3,08 euro, contro i corsi di 1,34 (chiusura di ieri). In altri termini, i grandi soci si erano impegnati a convertire in futuro i titoli a un prezzo ben più alto di quello attuale. Ma Biasi ha fatto marcia indietro. Anche se, nello stesso tempo, ha deciso di aumentare la sua quota in Unicredit, dal 5 al 6%, per un esborso nell’ordine dei 200 milioni. Nella city milanese è stato un fulmine a ciel sereno, una mossa che ha «sorpreso» la banca guidata da Alessandro Profumo, e «irritato» gli altri grandi soci, che vedono nella mossa di Biasi il venir meno di impegni precedentemente presi, a fronte degli acquisti effettuati invece sul mercato.
Uno schiaffo non rituale nella grande finanza, che deriva forse dal riassetto di governance in corso a Unicredit: nella partita per il prossimo cda Verona avrebbe alzato la posta, chiedendo la presidenza. Richiesta stoppata dai torinesi di Crt quando Fabrizio Palenzona ha confermato la fiducia all’attuale numero uno Dieter Rampl. Per Biasi, alle prese anche con tensioni locali, è diventato più difficile giustificare un investimento da 500 milioni senza portare a casa niente pur essendo primo socio. Non a caso il sindaco leghista Flavio Tosi ha ieri dato il suo apprezzamento alla mossa di Biasi. Mentre sembra che Gianfranco Gutty, uomo forte di Verona nel cda di Unicredit, non sia del tutto in sintonia con Biasi. Il resto si vedrà presto: lunedì Crt ha convocato un vertice per «valutare la situazione». Seguirà, a Milano, il comitato governance di Unicredit. In vista del cda del 12.