SCHIAMAZZI SUL MURETTO

(...) sono ventiquattro, irrefrenabili e soprattutto rumorose, le finaliste di Miss Muretto 2008, che proprio qui hanno le stanze riservate per una settimana, fino all'attesissimo gran finale di Alassio di domenica. Una entra in una stanza già occupata da una famigliola e accende la luce, non distinguendo, si vede, il numero sulla porta; l'altra urla all'amica di prestarle svariati oggetti di igiene personale, l'altra ancora sbatte la finestra. Tutto questo tra la mezzanotte e le due del mattino, tra le urla ancora più squillanti delle organizzatrici, che val la pena specificare, non superano probabilmente i vent'anni di età. Segue un sonno breve e disturbato e poi si riparte: la mattinata comincia presto per le giovani aspiranti (e naturalmente anche per noi), tra sveglie da caserma e rumore di acqua scrosciante. Ancora frastornata dalla notte insonne, mi avvicino all'ascensore con bambino in braccio, borsa in spalla, biberon e secchiello in mano, ma non faccio in tempo a mettere il piede in cabina, che due ragazzine in gonnella rosa mi salutano a stento e «toh! l'ascensore è già qui», entrano chiudendomi le porte in faccia e lasciandomi al piano, attonita. E non affrontiamo l'argomento colazione, alquanto punitiva rispetto al solito, visto che le magrissime e perfette Miss avevano già spazzolato l'intero buffet e ora si godevano il meritato riposo sfogliando riviste sui divani della hall, magari coi piedi sul tavolino, sotto sguardi ora affascinati di clienti (uomini) che «per caso» passavano da lì, ora spazientiti di giovani mamme innervosite dalla veglia forzata.
Ma pazienza, c'è sempre la spiaggia. Non passa un'ora che scende anche Vianello, e poco dopo anche la Mondaini, silenziosi, discreti, difficile notarli; si sistemano sulla battigia e si godono il sole della Liguria, senza dare nell'occhio, anzi cercando di schermirsi ai curiosi che ogni tanto capitano nei pressi di quell'ombrellone. Altra età, certo, ma anche altro stile; eppure loro sì che hanno fatto televisione, o meglio «la» televisione, non una televisione erudita, di nicchia, la loro era una vera e propria televisione di massa, per tutti, pulita e schietta, che divertiva senza volgarità e forzature. Solo che loro erano di là, noi tutti eravamo al di qua: ora invece sembra di vivere in un grosso schermo al plasma, tutti protagonisti, tutti divi, tutti con il pallino dello spettacolo, della moda, della fama; con un unico modello: il vincente, il migliore, la donna sessualmente più «incoraggiante». È così anche per loro, per quelle ventiquattro ragazzine ancora immature nelle forme, nella testa, tutte così fresche (molte hanno appena sedici anni!) e vivaci, ma già attratte da un universo che appiattisce, che omologa, che mette in luce soltanto chi è bella, chi è alta, chi ha le gambe più lunghe; se poi sei anche intelligente, meglio per te, ma non è certo una priorità. E in effetti guardandole sembrano tutte uguali, e non sarà forse un caso che non si separino mai, nemmeno a riposo, da quella piastrina rotonda con il numero, sembra che solo quella le distingua dalle altre, la personalità è ancora in fase embrionale; del resto cosa pretendere... sono bambine, nulla più. Si insegna loro a sfilare coi tacchi, senza tacchi, a sorridere in un certo modo, a ballare e a mettersi in mostra; non certo a far passare in ascensore - non chi è più anziano, per carità! - semplicemente chi è arrivato prima. Questione di educazione, tutto qui. Puoi essere bella, ma non hai il mondo ai tuoi piedi. Ma vale ancora tutto quello che mi hanno insegnato nei miei trentatré (non dico sessanta) anni di vita? Ci penso, un po' scoraggiata, mentre esco dalla mia stanza per la cena. Arrivo all'ascensore e incontro Vianello. «Prego - mi dice - vada pure». Lo ringrazio e mi avvio alle scale, ora l'ascensore non spetta certo a me.