La schiavitù nascosta In «Haiti chérie» i forzati dello zucchero

da Locarno

Mentre in Italia infuria la polemica sulla legislazione del lavoro, irrompe sulla scena svizzera un film italiano sullo sfruttamento dei lavoratori haitiani, emigrati nella Repubblica Dominicana per raccogliere canne da zucchero. Nel docufilm Haiti chérie Claudio Del Punta riprende quei forzati senza diritti, ai quali ora s'interessa pure Amnesty international, pronta a far emergere la violazione continua dei diritti dell'uomo, tra quei circa ottocentomila forzati della canna da zucchero. Appassionato racconto di un uomo e una donna, che vivono nella bidonville controllata da capataz, contestare i quali può costare la vita, questo docudrama supportato da Filmitalia porta a conoscenza dei più una piaga contemporanea, forse paragonabile a quella del Darfur, quanto a livello d'emergenza. Gli attori haitiani, sconosciuti e presi sul posto, si calano con doloroso verismo nelle loro parti di schiavi, che spesso muoiono di fame, insieme ai loro bambini, intanto che cinque milioni di turisti (questa la cifra dei visitatori della Repubblica Dominicana) godono vacanze di paradiso. «Il mio film può emozionare: ritengo il cinema sia mezzo per scoprire realtà ignote», spiega Del Punta.