Schifani: "Rivedere l'elezione di Di Girolamo" E Scajola: "Non destabilizzare il sistema"

Schifani scrive al presidente della Giunta
per le immunità e lo invita a riprendere l’esame della proposta di annullamento dell'elezione del senatore. Sono 80 gli indagati nell'inchiesta sui fondi neri. Intanto Fini nega il proprio coinvolgimento. Telecom: ampia collaborazione con la giustizia

Roma - Il presidente del Senato Renato Schifani scrive al presidente della Giunta per le immunità, Marco Follini, invitandolo "a riprendere sollecitamente l’esame della questione relativa alla contestazione e alla proposta di annullamento" dell’elezione di Di Girolamo "affinché della questione stessa possa essere investita l’Assemblea già nel corso della prossima settimana". Schifani chiederà alla Conferenza dei Capigruppo che l’aula del Senato discuta il caso mercoledì 3 marzo.

Inchiesta riciclaggio Sono complessivamente 80 gli indagati, compresi i 56 raggiunti da provvedimenti di custodia cautelare, nell’ambito dell’inchiesta sul maxi riciclaggio da circa due miliardi di euro che vede coinvolti alcuni dirigenti della società telefonica Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Oggi il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo è in missione all’estero per visionare il materiale sequestrato e per avviare le procedure di estradizioni di alcuni degli arrestati. L’inchiesta giudiziaria prese l’avvio in base ad alcune denunce relative a truffe legate agli sms con i quali gli operatori di telefonia mobile attivavano all’insaputa dei clienti servizi a pagamento.

Atteso Scaglia È atteso a Roma Silvio Scaglia, l’ex amministratore delegato della società telefonica Fastweb, coinvolto nel maxiriciclaggio da due miliardi di euro. A confermarlo è anche il suo legale, Gildo Ursini. L’interrogatorio di garanzia, che avverrà nel carcere di Regina Coeli, dovrebbe svolgersi venerdi.

Fini smentisce Nessun contatto con il senatore Di Girolamo. Il "capo" della cupola che con il riciclaggio avrebbe truffato 2 miliardi di euro. Fini smentisce ufficialmente. "In relazione ad alcune frasi intercettate e oggi pubblicate su alcuni quotidiani, il presidente della Camera dei deputati esclude in modo categorico di aver direttamente, o tramite la propria segreteria, o terzi, telefonato al senatore Di Girolamo, ed esclude altresì di averlo convocato nei propri uffici o altrove per incontri o riunioni". Lo dichiara Fabrizio Alfano, portavoce di Gianfranco Fini.

Scajola: "Più moralità, no destabilizzazione" "C’è bisogno di una moralità più forte, ma anche di non destabilizzare il sistema". Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, accennando ai "contraccolpi" sul sistema industriale commenta così l’inchiesta giudiziaria che ha toccato il settore delle Tlc con Fastweb e Telecom Italia Sparkle. "Ogni iniziativa giudiziaria che vuole portare legalità è bene accolta" ha detto Scajola a margine del secondo forum economico del Mediterraneo. "Ma - afferma il ministro - non c’è dubbio che ha contraccolpi". Lo ha detto rispondendo a chi gli ha chiesto se è preoccupato per l’impatto dell’inchiesta su aziende e un settore importante per l’industria del Paese.

Telecom: collaborazione con la giustizia Sulla vicenda Sparkle, la controllata al 100% di Telecom Italia indagata nell’inchiesta sul maxi-riciclaggio, la controllante "assicurerà la piu ampia collaborazione all’Autorita giudiziaria per la ricostruzione della vicenda e attiverà anche autorevoli consulenze tecnico-legali per l’analisi dell’ordinanza". Lo ha deciso il consiglio di amministrazione di Telecom Italia, riunitosi oggi. "Tutto ciò - si legge in una nota - al fine di poter intervenire in maniera efficace e di verificare puntualmente e senza indugio eventuali responsabilità per vicende e fatti del passato". Da una prima lettura delle oltre 1.600 pagine dell’ordinanza notificata a Sparkle - spiega Telecom - risulta che i fatti si riferiscono a una vicenda nota e già fatta oggetto di verifiche e interventi di audit nel luglio del 2007.

Micheli: c'erano operazioni che non condividevo Francesco Micheli, cofondatore con Silvio Scaglia di eBiscom (poi Fastweb), esclude che all’interno dell’azienda "qualcuno sapesse" quanto è poi emerso nell’inchiesta sul riciclaggio aperta dalla procura di Roma, ma parla anche di operazioni non condivise all’origine della sua uscita dalla società nel 2003. "Escludo che qualcuno sapesse che dietro a quelle operazioni ci fosse quello che leggiamo adesso sul giornale, quindi l’associazione con entità malavitose", ha detto Micheli, parlando tuttavia di "operazioni che l’azienda faceva e che personalmente non condividevo e che facevano parte di una strategia diversa da quella che io pensavo andasse fatta".