SCHIFANO «I deserti» nei ricordi d’infanzia

Alla galleria Zonca in mostra dieci tele eseguite dall’artista a Ansedonia dove visse negli anni ’80

Luciana Baldrighi

Approda a Milano la mostra tanto attesa di Mario Schifano a cura di Bonito Oliva «I deserti» alla Galleria Zonca da venerdì in occasione di «Start», l’apertura collettiva di tutti gli altri spazi milanesi. Si tratta di un ciclo di dieci tele eseguite dall’artista ad Ansedonia dove visse a metà degli Ottanta in un’intensa stagione di felice creatività. Dopo Tripoli, Tunisi e Marrakech la rassegna di questo straordinario artista partito dall’«informale» per passare poi alla Pop Art e fare alla fine il verso al Futurismo. Tra le sue prerogative: irregolarità, discontinuità, disinvoltura stilistica riescono a fare da contraltare al mood pittorico di un’epoca.
La sua prima apparizione in Italia risale al 1959 a Roma e un anno dopo la critica inizia a informarsi sul suo lavoro. Una volta abbandonata, come dicevamo l’esperienza informale e con la ripresa dei quadri monocromi, grandi carte incollate su tela e ricoperte da un solo colore, tattile, superficiale, sgocciolante. In questo modo il dipinto diventa «schermo» , punto di partenza, spazio di un evento negato in cui qualche anno dopo appariranno lettere, cifre, frammenti della civiltà consumistica tra i quali il marchio della Coca Cola e della Esso. Nei primi anni Sessanta negli Stati Uniti resta abbagliato dell’opera di Dine e Kline, mentre nel 1964 sbarca alla Biennale di Venezia. Alberto Moravia è tra i suoi più attenti ammiratori. A Milano nel 1967 presenta allo Studio Marconi il lungometraggio «Anna Carini vista in agosto dalle farfalle» a cui ha fatto seguito la trilogia di film Satellite, Umano non umano, Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani. È agli inizi degli anni Settanta che Schifano si occupa di immagini isolate televisive, riproponendole con tocchi di colore alla nitro in funzione estraniante. Dalla Royal Academy di Londra torna di nuovo a Venezia e a Roma con i suoi monocromi che contengono in qualche modo sempre il simbolo della «rinascita». Quella di Schifano è una parabola compatta, un’opera sempre in stato avanzato portata avanti come può fare un antropologo che fa perno sulle condizioni della società, sul suo linguaggio, i suoi limiti, le sue contraddizioni. L’esempio di «nomadismo» che vediamo nelle opere in mostra patrocinata dall’Istituto italiano di cultura al Royal Cultural Center di Amman sotto l’egida di Re Hussein di Giordania, sfiorano l’astrattismo libero e appaiono ispirate ai ricordi d’infanzia come nel caso di «Leptis Magna 20.9.43» o dal desiderio di un viaggio immaginario nei luoghi della memopria come «Petra», «Palmira», «Giza», che testimoniano le radici di Schifano nato a Homs in Libia nel 1934. L’eposizione è accompagnata da un catalogo dal titolo «Pittura in miraggio e deserto». Se il sogno di Warhol è stato quello di volere essere una macchina, quello di Schifano è di essere una pittura porata alla condizione di «mass.medium».
«I deserti» galleria Zonca & Zonca, via Ciovasso 4 fino al 10 novembre, da lunedì a venerdì, sabato su appuntamento 10,30-13/15,30-19,30.