Schiff, quanta gioia nel suo Beethoven

Una ventata di emozione, conoscere Beethoven ragazzo ed accogliere le sue confidenze. Le sonate dal 1797 al 1800, sentirle dette a noi, ogni nota una parola, ogni ritmo una promessa. Chi ci mette nelle mani tale portento? Andras Schiff, pianista ungherese cinquantatreenne gentile e delicato, che non prende mai per la collottola l'ascoltatore, che poche sere fa ha concluso alle Serate Musicali di Milano il ciclo delle Sonate di Beethoven acclamato da tutto il pubblico in piedi. Con lui si entra nella logica di ogni composizione, perché il fraseggio è sempre razionale e chiaro ma anche libero e toccante quel tanto che ci entri nella memoria, perché la graduazione delle sonorità, anche in questa splendida registrazione, è precisa e variatissima, perché il legato è affettuoso, lo staccato è il massimo della brillantezza, perché le stesse pause sono di un'eloquenza e d'un respiro inimitabili. Con Schiff si capisce che cosa possa voler dire coscienza storica e stilistica quando viva in un artista di tale qualità, e si rischia volentieri una sindrome di gioia.

Andras Schiff - Beethoven: Sonate opera 14, 22 e 49 - Ecm