Schiffini vuole «cucinare» La Spezia in nome dei giovani

Il programma dell’imprenditore sceso in campo contro i politici per coniugare ambiente e sviluppo

Una porta via l'altra, numerate. Enrico Schiffini fa strada, i passi attraverso gli anni delle sue cucine, assolute, montate in 50 Paesi del mondo. Leit motiv: «Il design è concetto. Non c'entra lo stile, è il messaggio che traina». Gli schizzi di Vico Magistretti alle pareti dell'azienda di Ceparana, La Spezia, e il segno che è cicatrice da allora, dalla cesura su un'idea di gusto. Chiaro-scuro, cristalli e alluminio. Un gioco di specchi che ti ritornano questo imprenditore spezzino candidato sindaco nella Spezia dei rossi dalle percentuali bulgare. Che si fa curare la campagna elettorale da Oliviero Toscani, sbatte la porta all'Associazione industriali perché «fanno parte del sistema», punta ad uno sviluppo che salvaguardi l'ambiente ed è stanco di stare sulle barricate. È un controcanto e in controluce questa passione nuova che scarta i partiti e punta l'orizzonte. Strana. Raccontata nell'impero-aziendale di Ceparana, loft e uffici e tanto verde da annegare il concetto. Parla da lì il signore delle cucine che traducono fatturati da sogno e coltivano creatività. Altro pianeta, altri salotti. Sembra. Perché i piani finiscono per sovrapporsi. Via le sovrastrutture: strategie e meccanismi d'intervento si ripropongono. È comunque «l'approccio Schiffini» a replicarsi.
Le barricate saltate allora in anticipo col design, oggi con «La nave in giardino», l'altro nome, quello concettuale, della Lista Schiffini per Schiffini sindaco. Leggi il «sogno» sul depliant di presentazione, dove La Spezia è «una città-nave. Un giardino all'àncora». Che tutto è cominciato cinque anni fa, con il presidente dell'Autorità portuale che «voleva dragare il canale navigabile, quello per le porta container. Una follia. Sul fondo ci sono 100 anni di residui industriali, prima bisogna bonificare». Nasce il comitato per la difesa del golfo dei Poeti e si consumano almeno 20 azioni giudiziarie. Schiffini, che non si definisce ambientalista, ma crede nel valore civile della conservazione dell'ambiente, si schioda dalla cucina e scende nelle piazze, fiere e sagre per raccogliere firme. «Ne mettiamo insieme 15.000. Pochi mesi fa il Consiglio di Stato ci ha dato ragione: prima la bonifica. Una grande vittoria». Ma Schiffini ha il vizio dell'immaginare il mercato. Ha il vizio del pensare per progetti che scalzano e innovano. C'è la faccenda del piano regolatore portuale spezzino approvato dalla giunta Burlando nel dicembre 2006, «nato già obsoleto. Lo contestiamo perché crea danni irreversibili allo sviluppo economico e perchè 2500 metri quadri di interramento portano al raddoppio dei container, che non equivalgono ad uno sviluppo occupazionale».
Ex velista, («senza interessi diretti e indiretti in porto») pensa che il futuro siano nautica e turismo. Propone una città diversa contro «una classe dirigente fino ad oggi mediocre, incapace di produrre qualità. Lo si vede dall'edilizia squalificata sviluppata dai soliti architetti legati ai partiti». La guarda da imprenditore questa Spezia che si fa scappare il «70 per cento dei giovani, come dire un fallimento». Da appassionato d'arte antica e moderna, e d'arte genovese, insiste che «il futuro della città è nel recupero delle aree militari. Lo stesso Arsenale potrebbe essere il contenitore di un'università del mare, con le infinite specializzazioni che si porta dietro. È lo sviluppo della cultura che genera creatività che genera economia». Disilluso da una politica cui ha sempre delegato e cosciente di non poter incidere sull'andazzo nazionale, ci mette faccia e passione in questa cavalcata nel deserto. Donchisciottesco? «Possibile. E in positivo. Don Chisciotte aveva dalla sua la forza dell'immaginazione, quella che alimenta la creatività». Che è il margine dove opera la Fondazione Schiffini «che si occupa della diffusione dell'arte e cultura del nostro territorio». Serbatoi che diventano vasi comunicanti. Un lancio esperto, forse un volo alto.
Chi agguanta Schiffini? «È l'inizio di un percorso a lungo termine, saranno ai giovani a vederlo e sono soprattutto loro ad avere interesse nel nostro programma. Il dato è che abbiamo stoppato progetti irreparabili». Ti spiega che non ha voluto apparentamenti con nessuno perché i compromessi gli stanno stretti. I suoi «complici» per il comune sono una lista di giovani, digiuni di politica, «cui non posso offrire poltrone. Resta solo la passione». Storia di impegno, che non è lo sfizio di un imprenditore reduce dall'ultimo show room inaugurato a Londra. Anche se si regala l'obiettivo di Oliviero Toscani. Che gli piace perché «con le sue foto veicola messaggi, proprio come il design. Lui fa un'operazione di rottura, io lavoro ad un programma di discontinuità».