«È uno schifo, una tragedia politica Per forza siamo spariti dalle Camere»

Nome?
«Nicola Albertella, 42 anni».
Lavoro.
«Operaio cassintegrato di un’azienda tessile di Luino fallita, la torcitura Valdumentina. Delegato Filtea-Cgil».
Partito politico.
«Rifondazione comunista, non iscritto».
Letto «Liberazione» sul trionfo di Luxuria in tv?
«Titolo e foto di prima pagina. Gli articoli non ce l’ho fatta».
Giudizio?
«Potrei essere categorico e definirla una schifezza, ma preferisco articolare il ragionamento».
Articoliamo.
«Se il giornale di Rifondazione dà tanto rilievo a Luxuria, si capisce uno dei motivi principali per cui il partito alle ultime elezioni è andato in barca ed è rimasto fuori dal Parlamento».
Cioè?
«Ha perso i contatti con la realtà, con il suo elettorato e quello che dovrebbe essere il suo popolo. Nel Paese ci sono cose molto più gravi di cui dovrebbe occuparsi il giornale di un partito come Rifondazione. Da lavoratore, penso a chi perde il posto e non sa se riuscirà a trovarne un altro. C’è gente che non sa come mettere insieme il pranzo con la cena, e non per modo di dire».
Invece?
«Invece il partito, anche prima del voto, ha puntato tutto sulle battaglie degli omosessuali, della fecondazione assistita, di quelli come Luxuria. Hanno messo in discussione l’eterosessualità come cosa naturale, hanno detto che è stata imposta dal sistema, dalle convenzioni sociali, dalla Chiesa o chissà che altro, tutti temi che non vedo cos’hanno a che fare con i lavoratori e la gente normale. Queer, l’inserto domenicale di Liberazione, a volte era una cosa vergognosa, non interessava a nessuno. Per tanti elettori di Rifondazione è difficile comprendere perché abbiano preso questa deriva, lo dico sinceramente».
Lei ha sempre votato Rifondazione?
«Tranne l’ultima volta che non ho proprio votato. Non me ne faccio un vanto, ma non mi sentivo più rappresentato da quel partito né da nessun altro».
Mai guardato «l’Isola dei famosi»?
«Da cassintegrato avrei anche avuto anche il tempo... Ma non mi piacciono i reality che vanno tanto di moda, non li sento vicini al mio modo di vedere le cose e di essere».
Non è stato spettatore delle performance di Luxuria?
«Uno come lui - o lei, non so come definirlo - che ha sempre contestato il sistema, non ha fatto altro che equipararsi al sistema. Avrà ritenuto di utilizzare quel mezzo per portare in primo piano la situazione di chi come lui appartiene a un altro genere. Ma non la trovo una cosa positiva dal mio punto di vista di militante comunista».
Luxuria eroe della sinistra: le piace?
«È un fatto politicamente tragico. Vuol dire che siamo purtroppo alla frutta. Non abbiamo altre carte in mano, forse ne sono consapevoli e si sono giocati questa. Però credo che qualcuno dovrebbe dirgli: bravi, avete giocato quella carta, in questo momento avete visibilità, ma così non andate da nessuna parte».
In fabbrica avete mai parlato dell’«Isola dei famosi»?
«In fabbrica purtroppo le possibilità di discussione con i colleghi non sono molte. Ognuno pensa per sé, non c’è più il clima di una volta. Adesso che siamo travolti dalla crisi si discute soltanto sulle problematiche quotidiane, come riuscire ad andare avanti. Ci si vede con i lavoratori una volta al mese in assemblea, si pensa a uscirne al meglio e basta. Di Luxuria ci interessa proprio niente».