Da Schindler a giustiziere ora Liam Neeson fa il duro

L’attore nella nuova pellicola di Morel è un vendicatore freddo e calcolatore (ma per Spielberg tornerà presto buono)

«Ti ricordi di me? Abbiamo parlato due giorni fa. Avevo detto che ti avrei trovato». Una frase del genere, al cinema, sta bene in bocca a Bruce Willis, Steven Seagal o Sylvester Stallone (un tempo a Schwarzenegger). Gente tosta che prima spara e poi parla. Invece a pronunciarla, in un frenetico contesto di ossa spezzate e inseguimenti al cardiopalmo, è Liam Neeson. Sì, il bravo attore irlandese che tutti ricordiamo per aver incarnato l'onesto Oskar Schindler nel commovente film di Spielberg. Non che gli difetti il fisico del ruolo: nato a Ballymena, vicino a Belfast, il cinquantacinquenne William John Neeson, detto Liam (si pronuncia proprio così, non Laiam), è alto 1 metro e 93, da giovane praticò il ring e il naso ne porta ancora i segni. Un pezzo di marcantonio che non sarebbe dispiaciuto al John Ford di Un uomo tranquillo. E tuttavia, pur non disdegnando film d'azione come Darkman, Rob Roy o Michael Collins, Neeson negli anni s'è specializzato in ruoli diversi, più sfumati e complessi, anche inattesi, come in Kinsey, lo studioso del mitico rapporto sui costumi sessuali, forse consigliato dalla sofisticata moglie, l'attrice Natasha Richardson.

Incuriosisce, dunque, ritrovarlo padre-giustiziere in Io vi troverò, uscito alla vigilia di Ferragosto, dove, ingaggiato dal francese Luc Besson, che scrive e produce lasciando la regia al conterraneo Pierre Morel, si diverte a ripercorrere in chiave di «vendetta tremenda vendetta» gli stereotipi del filone. I capelli tinti di marrone per ringiovanirlo un po', giacca di pelle su maglietta e jeans neri con Clarks in tinta, l'attore fa un ex agente della Cia ritiratosi per stare vicino alla figlia diciassettenne, di cui poco si curò in passato. L'uomo è solo, spaesato, fa lavoretti da body-guard, la moglie s'è risposata con un riccone. Gli resta solo l'adorata Kim: figurarsi come si sente quando scopre che la fanciulla seguirà il tour europeo degli U2 con un'amichetta disinvolta. Bryan non si fida, ha un cattivo presentimento: infatti, appena scese a Parigi, le due americanine vengono rapite da una torva banda di albanesi specializzata in tratta delle bianche. Qualcosa del genere, anni fa, succedeva a George C. Scott nel duro Hardcore di Paul Schrader, solo che lì c'era un padre calvinista, restio alla violenza, mentre Bryan è un raddrizzatorti alla Jack Bauer di 24: pieno di gadget tecnologici, ammazza a colpi secchi e battute a effetto, tortura senza rimorsi, con lui Parigi brucia di nuovo. C'è chi troverà «reazionario» l'impianto del film, in linea col gusto medio del pubblico americano. S'intende, Io vi troverò, in originale Taken (Presa), procede con l'accetta, cerca l'effetto adrenalinico, qua e là ironizzando sull'inaffidabilità della vecchia Europa, polizia compresa; ma siamo pur sempre dentro un genere canonico, da gustare al multiplex senza ubbie ideologiche, con i cattivi, incluso lo sceicco vizioso, che la pagheranno cara. Lui, Neeson, pesta, strangola e spara come una macchina da guerra. Un incubo alto due metri. Però che padre premuroso... Sarà anche per questo che Spielberg l'ha rivoluto nel suo erigendo Lincoln, dove sarà il carismatico Abraham, padre nobile della Nazione, con tanto di cilindro e barbetta.