«È uno schizofrenico» Così il killer di Oslo eviterà il carcere duro

Una perizia psichiatrica rischia di far evitare il carcere ad Anders Breivik, l’assassino di massa norvegese che ha massacrato 77 persone, compresi dei ragazzi inermi, in nome di una folle Europa ariana. Pazzo lo è di sicuro, ma invece che un manicomio con tutti i confort, tipico dei paesi scandinavi, meriterebbe il patibolo.
Non solo: se dopo qualche anno qualche strizzacervelli lo considererà innocuo per la società, il serial killer di Utoya potrebbe tornare in circolazione.
Grazie alla formuletta «incapace di intendere e di volere», al momento della mattanza, Breivik non passerà il resto dei suoi giorni in carcere. L’assassino di massa è affetto da schizofrenia paranoica ed era in uno stato psicotico mentre piazzava un’autobomba nel centro di Oslo ammazzando 8 persone e poi sbarcava sull’isolotto di Utoya per fare il tiro al piccione con 69 giovani che partecipavano a un campeggio laburista. Questi i disarmanti risultati di due esperti nominati dal tribunale, Synne Serheim e Torgeir Husby, che hanno consegnato 243 pagine di perizia, dopo 13 incontri in carcere con Breivik durati in tutto 36 ore.
I medici lo descrivono come un uomo che vive chiuso nel suo mondo di delusioni, convinto di aver ucciso per amore del suo popolo arrogandosi il diritto di decidere chi dovesse vivere o morire. Secondo gli specialisti della mente, Breivik vive in «un proprio universo allucinato dove tutti i pensieri e gli atti sono guidati dalle sue allucinazioni». Non ci voleva molto per capirlo, ma il punto è che l'assassino di massa dichiarato «infermo» potrebbe venir «salvato» da questa perizia psichiatrica. Se la relazione passerà l’iter di controllo previsto Breivik eviterà la condanna a soli 21 anni, la pena massima prevista in Norvegia. La prima udienza del processo è stata fissata il 16 aprile. «In queste situazioni, quando una persona soffre di un così grave disordine che non può essere condannato alla prigione, gli può venir ordinato di restare in un centro di cure psichiatriche» ha commentato il procuratore norvegese Inga Bejer Engh. Poi ha aggiunto: «Potrebbe restarci per tutta la vita». In pratica lo cureranno anziché punirlo per l’assurdo male che ha fatto. Non solo: ogni tre anni tornerà davanti ad un tribunale, che grazie al giudizio degli psichiatri, deciderà se deve ancora restare nelle moderni e confortevoli cliniche per matti norvegesi.
Gli avvocati delle famiglie delle vittime hanno già chiarito il loro obiettivo. Breivik «non deve più tornare a camminare libero per strada».
Il responsabile della peggior mattanza in Norvegia dalla seconda guerra mondiale sarà anche pazzo, ma ha agito con grande lucidità. Dal 2002, quando aveva 23 anni, ha portato avanti il piano del massacro in maniera meticolosa. In questo periodo chi l’ha conosciuto non lo giudicava minimamente pazzo. Eppure Breivik risparmiava soldi per il massacro e scriveva il suo delirante manifesto «2083 - La dichiarazione d’indipendenza dell’Europa». Lo sterminatore ha mescolato problemi reali come l’immigrazione, lo spauracchio islamico, la caduta dei valori cristiani e della famiglia a fantasticherie sui cavalieri templari, l’anticomunismo, l’Europa ariana. Breivik era talmente «pazzo» che gli hanno concesso, grazie all’iscrizione a un poligono, la possibilità di acquistare le armi servite alla strage. Per anni è riuscito a evitare controlli mentre comprava fertilizzanti e li testava per l’attentato nel centro di Oslo. Adesso è saltata fuori la registrazione di una sua telefonata alla polizia, dall’isola insanguinata di Utoya, durante la quale si presenta come il «comandante Breivik della resistenza anticomunista». Sembra quasi che l’abbia fatta apposta per prepararsi alla parte del picchiatello che potrebbe evitargli la galera. Le sue dichiarazioni, il video da Rambo che ha lasciato ai posteri su YouTube, gli scritti da «perfetto cavaliere» anti musulmano fanno parte di questo copione. Pazzo o meno che sia, è sicuramente lucido e abile a sfruttare le debolezze della legge nella speranza di tornare, prima o dopo, libero. In fondo si crede innocente e pensa di aver fatto solo il suo dovere.
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