Schneck, valanga azzurra su Vicenza

Centrosinistra diviso, ma il «partito democratico» si ferma al 17%

da Vicenza

È bastato un anno con Romano Prodi alla guida del governo per dare ulteriore vigore al già forte centrodestra vicentino. E per riporre in cantina i vessilli di un partito democratico abortito prima ancora di nascere. Per Attilio Schneck, leghista, ex sindaco di Thiene e candidato sostenuto da tutti i partiti della Cdl, è stato un autentico trionfo. È lui il nuovo presidente della Provincia di Vicenza, con il 60 per cento dei voti, un risultato superiore a quello ottenuto nel 2002 (57 per cento) dalla presidente leghista uscente, Manuela Dal Lago, e superiore anche al 57,9 per cento ottenuto a Vicenza dalla Cdl alle ultime politiche.
«Questo risultato - sottolinea Schneck prima ancora di avere il computo finale della votazione - riveste una valenza politica importante e premia l’amministrazione provinciale uscente guidata da Manuela Dal Lago. Ci sono chiare indicazioni di continuità e il fatto di aver scelto candidati leghisti in Veneto ha portato ottimi risultati, come avevamo preventivato. Questo voto, a Vicenza come a Verona, rispecchia il sì alla devoluzione nel referendum costituzionale del giugno scorso e rappresenta un naturale esito in una terra in cui la Lega ha la sua conclamata forza».
Per il centrosinistra è stata un’autentica débâcle, anche perché la «bomba» Giorgio Carollo, già coordinatore di Forza Italia e candidato alla presidenza sostenuto anche da Udeur e Italia dei Valori, ha prodotto devastazioni proprio al pericolante Partito democratico. Il 9 e rotti per cento portato a casa dall’ex azzurro è un ottimo risultato a livello personale che però non scalfisce minimamente, anzi, la compattezza dell’elettorato di centrodestra. Piuttosto quei voti sono stati sottratti tutti al candidato del centrosinistra, Pietro Collareda, che è andato appena oltre il 17 per cento, il peggior risultato di un Ulivo-Pd che a Vicenza sembra definitivamente liquefatto.
Sì, perché a togliere ulteriore benzina a una compagine in riserva da tempo ha provveduto il candidato della sinistra radicale, Emilio Franzina, sostenuto da Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e dalla sinistra Ds che non ha aderito al Pd, arrivato al 5,3 per cento grazie anche alla frangia protestataria contro la base americana. Un movimento, quello antiamericano, che, al di là dello squagliamento generale del variegato universo della sinistra vicentina, non ha influito minimamente sul centrodestra, da sempre schierato a favore della realizzazione della base Dal Molin.
Tra un anno a Vicenza si dovrà eleggere anche il sindaco, visto che scadrà il mandato di Enrico Hüllweck (Fi). Con questo viatico, non dovrebbe essere un problema per la Cdl, se resisterà alle suicide tentazioni di presentarsi in ordine sparso, riconquistare anche il municipio.