Schulze, creazioni in punta di matita

Luciana Baldrighi

Quattro nuove monografie, rispettivamente dedicate a Mario Ceroli, Leonor Fini, Titina Rota e Georges Wakhevitch insieme alla mostra «Scene in scala 1:16. Sedici artisti dall’Illuminismo all’Avanguardia» che, sotto l’egida degli Amici della Scala, si apre domani - fino al 22 gennaio - al Museo Teatrale della Scala restaurato e tornato al suo luogo d’origine.
Editi da Umberto Allemandi e curati da Vittoria Crespi Morbio, con il contributo della Fondazione Cariplo, Pirelli & C.Real Estate, dalla Provincia di Milano, Bmw, Gucci, Panasonic, i quattro volumi vanno a completare la collezione dedicata ai grandi scenografi del Teatro alla Scala.
Sono state allestite da Angelo Sala una settantina di opere tra bozzetti, figurini, foto di scena e costumi, che illustrano l’attività di sedici artisti italiani, francesi, spagnoli, cechi, argentini, inglesi, giapponesi, statunitensi, ai quali gli Amici della Scala, di cui è presidente Anna Crespi Morbio, prestano attenzione dal 2002 per ricostruire un percorso artistico e culturale.
Pittori, costumisti e scenografi attivi per il Tempio della Lirica dal 1778 fino ai nostri giorni sfilano attraverso le loro opere a partire dai costumi del «Tricorno» di Manuel De Falla su disegno di Picasso rinnovando l’incanto teatrale nei giochi di luce nelle sale del rinnovato museo.Seguono i figurini di Foujita che documentano la sensibilità di un artista che lasciò presto il Giappone nell’Ottocento per trasferirsi a Parigi senza rinnegare le proprie radici, documentate nella straordinaria «Madama Butterfly» per la Scala (1951). Di particolare interesse la musicalità architettonica di Gio Ponti che si ripropose nelle scene per l’«Orfeo» di Gluck (1947) e il sorriso bonario e gioioso di Gianfilippo Usellini che fa capolino nella «Notte di un nevrastenico» di Nino Rota (1960) e ne «La figlia del Diavolo» di Mortari del 1954.
Un gioco di specchi, di storie, di rimandi che portano alle belle sequenze fotografiche di Maria Callas a dimostrazione di come la straordinaria interprete non si limitasse a indossare costumi ideati per esempio da Piero Tosi (Firenze, 1927) per la «Sonnambula» di Bellini (1955), ma fosse capace di immedesimarsi a pieno nel ruolo di protagonista. Il costume color crema della Callas e gli abiti delle dame del coro, disegnati e ricamati nelle raffinate sfumature dei rosa e degli azzurri da Tosi, saranno presenti in mostra. Georges Wakhevith (Odessa 1907-1984) guarda al cinema nelle sequenze allucinate dell’«Ipocrita» di Ghedini (1956), mentre Gianni Ratto (Milano, 1916)) fa propria la lezione settecentesca della scena dipinta su tela dei fratelli Galliari.
E’ inconfondibile lo spirito surreale di Leonor Fini (Buenos Aires, 1918-Parigi, 1996) che sembra far danzare con passo felpato le sue deliziose micine nelle «Desmoiselles de la nuit» di Francaix (1963), mentre il mondo trasognato di Titina Rota (Milano 1899-Roma 1978) si scioglie negli scenari blu notte di un «Pellèas et Mèlisande» rimasto sulla carta. E per finire, Alfred Edel veste Mata Hari nel «Baccus e Gambrinus» (1904-1912) e con i suoi deliziosi figurini per i teatri parigini (1905) introducendo il piglio fantasioso e divertito dei futuri costumisti del Music Hall.
«Lo scopo di questa mostra è quello di schiudere l’uscio della messa in scena alla Scala, dall’ultimo Quarto del Settecento fino a oggi, per introdurre lo spettatore nel gusto, nella mentalità, nelle tecniche, nella storia dell’arte di quasi 250 anni». Parole di Vittoria Crespi.