SCHULZE I dolori del giovane Türmer

Berlino Est, 9 novembre 1989, ore 20. Gli ossis, i tedeschi della Germania Est, sono seduti nelle loro case davanti alla tivù. Nelle stanze rimbomba la voce di Shabowski, membro del Politburo, che annuncia ai cittadini della Ddr che sono liberi di oltrepassare Checkpoint Charlie, la frontiera che divide la città in due. Improvvisamente la gente esplode e urla in un delirio generale «Wir wollen raus!» («Vogliamo uscire»), mentre i wessis, i cittadini dell’Ovest, rispondono piangendo e ballando. L’entusiasmo frantuma in un istante la geografia e la storia e azzera 40 anni di artificiosa statualità comunista. Ma sono davvero tutte rose e fiori? Il passaggio dal sistema totalitario è realmente indolore, per gli abitanti della ex Ddr?
Ingo Schulze, drammaturgo, filologo e scrittore tedesco «della riunificazione» - anche se sarebbe più corretto definirlo «mondiale» - ospite domani al Festivaletteratura di Mantova, fin da subito aveva intuito le luci e le ombre che la caduta del Muro avrebbe provocato nelle vite della gente comune; vite ordinarie e inadeguate che andavano ristrutturate e riadattate a un nuovo mondo sconosciuto e idealizzato. Come quelle da lui descritte nel romanzo Semplici storie (Mondadori, 2001), spesso percorse da fremiti drammatici in seguito all’evento che aveva provocato cambiamenti radicali da un lato, ma anche sottili, indecifrabili e ambigui dall’altro. Dopo sette anni, arriva in Italia il nuovo romanzo di Schulze, Vite nuove (Feltrinelli, pagg. 576, euro 22, traduzione di Fabrizio Cambi), che ricostruisce la giovinezza di Enrico Türmer tramite le sue lettere, curate, commentate e corredate da una lunga prefazione dell’autore. La storia inizia nel gennaio del 1990 nella provincia dell’ex Ddr. Enrico Türmer, che solo nella seconda metà del 1990 aveva tedeschizzato il proprio nome in Heinrich - è un teatrante e scrittore di romanzi nel cassetto che volta le spalle all’arte. Sotto la guida di un personaggio che diviene la quintessenza del capitalismo, sviluppa un’ambizione e un arrivismo che non sapeva di covare. È di questa svolta, parallela alla riunificazione della Germania, che raccontano le lettere di Enrico ai suoi tre amori: la sorella Vera, l’amico d’infanzia Johann e Nicoletta, l’Irraggiungibile.
Schulze, il suo libro è stato definito l’opera definitiva sugli effetti della caduta del Muro di Berlino.
«È un libro che parla di come la Grande Storia incida e condizioni la vita dei singoli. Ma questo accade sempre ed è sempre accaduto a tutte le latitudini, in Cina, in Medio Oriente, in Africa. In tutto il mondo si verificano spostamenti, passaggi da un sistema all’altro, da una società all’altra. Il Muro di Berlino è uno dei tanti eventi della Storia».
Che ha lasciato il segno...
«Certo, è il motivo per cui ho scritto il libro. La questione che però più mi interessa è come stia cambiando il mondo occidentale. Mi ha colpito il modo in cui l’Occidente si sia sviluppato economicamente in tutti gli ambiti dopo la caduta del Muro, di come qualunque cosa venga privatizzata. Ma è un lungo discorso».
I cambiamenti sono avvenuti in meglio o in peggio?
«Sono ovviamente contento che il Muro sia caduto, se no non sarei qui a parlarne in Italia. Ma ciò non impedisce di essere critici e di vedere le cose come stanno, nel bene e nel male. La globalizzazione che vediamo oggi avrebbe potuto verificarsi nel 1989. Ognuno avrebbe potuto comprarsi una casa. Allora, per i tedeschi dell’Est, tutto ciò che c’era in Occidente era un lusso inaccessibile».
I giovani tedeschi pensano ancora alla riunificazione?
«Bisognerebbe chiederlo a loro. Posso parlare per quelli che conosco io e con cui mi relaziono. Sono tutti molto documentati e interessati a capire e a conoscere la storia di quegli anni».
La letteratura non dimentica; così come il cinema. Pensiamo al recente film Le vite degli altri o a Good Bye Lenin di qualche anno fa...
«È un evento che ha cambiato l’Europa ed è normale che non si dimentichi. Enrico Türmer si trova di fronte a svolte decisive. Vive nella Germania dell’Est, scrive, soffre e sogna l’Occidente. Si strugge per un sogno che una volta concretizzato vedrà cambiare completamente la sua vita».
Scrive Schulze nella prefazione: «Al lettore attento non sfuggirà che il Türmer autore di lettere descrive lo stesso avvenimento nelle versioni più diverse e a seconda del destinatario». Come dire che il mondo si trasforma continuamente, cambiano gli interlocutori così come i nostri obbiettivi e i nostri pensieri, passando - come per il giovane Türmer, prima intellettuale e poi imprenditore - attraverso problemi, difficoltà, aspettative, gioie e dolori.