Schumacher via col vento: «Posso vincere»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Silverstone

Lo Schumi d’Inghilterra è come il vento di queste terre: turbolento, incostante, un po’ forte e un po’ lento. Perché sulle Midlands il vento corre e il vento accelera: «Sul rettilineo è come ti frenasse - racconta Michael - le folate arrivano a 25 all’ora e all’improvviso ti schiaffeggiano a 75 all’ora, e l’auto rallenta». Come il vento, il grande e incompreso tedesco cambia umore: un po’ sembra scontento e un po’ sembra felice; come il vento, un po’ va veloce e pensa di poter vincere e dice «non vedo alcuna ragione valida per non puntare al successo», e un po’ frena con le parole e mette le mani avanti «comunque, anche non vincessi la corsa, anche trionfasse di nuovo Alonso, resterebbero dieci Gp da disputare e cento punti in palio, per questo io non mi rassegno».
Perché nelle terre di mezzo di quest’isola, calda come un atollo caraibico, la voce del padrone ha tono, timbro e idioma mediterranei. Meglio ancora, spagnoli. Fernando Alonso è in pole, la quarta di fila, e qualcosa vorrà pur dire. La voce del padrone s’accompagna anche a un lieve accento francese, lieve ma importante: perché la Renault è un missile che appena poggia le ruote su un circuito di qualsivoglia nazione, sa subito volare. Non come la Ferrari che poi, e solo poi, va come un razzo. Prima, però, il Cavallino deve mettere a punto tutto quanto: gomme, sospensioni, bilanciamento, frenata e anche il vento che sembra infastidirla più di altri. Ma veloce è veloce e gli altri la temono. Come Alonso che però giocherella, fa pretattica, un poco la ignora e parla a lungo di Kimi Raikkonen e della McLaren-Mercedes tornata freccia d’argento visto il secondo tempo del finlandese. «Per la verità, sono sorpreso anche io – dirà Raikkonen – e sono ottimista perché penso di poter vincere e ho dalla mia un grande vantaggio: rispetto a Fernando e Michael non ho più nulla da perdere».
Vero. Come è vero che molto dipenderà dalle strategie scelte. Perché Schumi sarà anche un po’ contento e un po’ preoccupato, però un paio di cosette le vuole sottolineare: «Ovvio – dice - volevo la pole position (e fino a un minuto dallo scadere dell’ora l’aveva in tasca), però, una volta persa, meglio il terzo tempo che il secondo. Mi consente di partire dal lato pulito della pista. Se mi preoccupa il distacco da Alonso (tre decimi)? No, anche perché molto dipenderà dalla strategia. Solo in gara capiremo quali sono state le scelte fatte». Sottinteso: il tedesco e la Rossa pensano che la Renault sia un filo più leggera. Per questo, quando gli si chiede che cosa è mancato a lui e al Cavallino, ribatte secco: «Non c’è un vero motivo, anche perché, per giudicare, dobbiamo proprio aspettare di vedere quanta benzina hanno caricato gli altri. Di certo, so che il vento ci ha infastidito, ma questo valeva anche per i rivali».
L’enorme tedesco si rivela fatalista su Alonso: «Non sbaglia e non ha mai guai... che cosa si può fare contro uno così? Se uno guida e gestisce le gare come lui si merita la posizione che ha... però non mi rassegno: cercherò di andarlo a prendere e possibilmente di superarlo anche in campionato».
Alonso lo ascolta e intanto gongola. I punti di vantaggio in classifica sono 21 «e questa è la quarta pole position di fila su sette Gp disputati. Perché all’inizio non facevo pole? Semplice: in Bahrein ho sbagliato io, in Malesia mi hanno messo il doppio della benzina e in Australia c’era troppo traffico». Come dire: potevo centrarle tutte.
Ben diverso l’umore del suo compagno di squadra, Giancarlo Fisichella, quinto al via: «Mi hanno abbassato la macchina, dovevano ritoccare l’altezza solo di mezzo millimetro e invece è qualcosa di più. Per cui striscia sull’asfalto ed è inguidabile. E non possiamo modificarla. Non solo: in gara, se toccasse troppo, potrebbe livellarsi lo spessore del fondo e potrei rischiare la squalifica. Per ovviare a tutto, dovrò partire con le gomme meno gonfie».
Quasi a confermare l’esistenza, su questo circuito, di una maledizione italiana (l’ultimo a vincere fu Ascari nel ’53), guai anche per Trulli e la sua Toyota: «Un giro e il motore è andato ko. Quest’anno non me ne va bene una. Se rimpiango di aver lasciato la Renault? Ho solo il rammarico di essere andato via quando il team stava ormai trovando la chiave vincente». Per Alonso, non per Fisichella.