Schumacher, da mito a traditore

Già i ritorni in terza età si portano dietro qualcosa di inevitabilmente malinconico, ma questo di Schumacher sulla Mercedes è semplicemente tristissimo. Il 3 gennaio compirà 41 anni. Un pilota di Formula uno, a questa età, si gode i bei ricordi. Se ne ha. Schumi ha i più belli che qualunque pilota possa sognare: sette titoli mondiali, una serie impressionante di record - gp vinti, pole-position, giri più veloci -, un patrimonio sufficiente per incoronarlo come il più grande pilota di sempre. Un patrimonio che però induce molti a porre una domanda molto umana ed elementare: ma Schumacher, dopo tutto questo, cosa può chiedere di più alla vita?
Quando scese dalla Ferrari, lui stesso spiegò che cosa ancora intendesse chiedere alla vita: basta stress, un po’ di tranquillità, molta famiglia. In quel preciso momento si meritò l’applauso forse più sincero: nell’applauso, l’ammirazione per il campione che non aveva sbagliato niente, soprattutto il giorno dell’addio. Purtroppo, quell’applauso è rimasto l’ultimo. Da allora, Schumi si è dedicato più o meno coscientemente ad un’opera indefessa di demolizione. Di sé, del suo patrimonio, della sua leggenda.
Evidentemente, la tranquillità che cercava non gli serviva. Non gli piaceva. L’ha annusata qualche mese, giusto il tempo per capire che non rilasciava un grande aroma. E questo può essere comprensibile, per il campione che tutta una vita ha corso sopra i trecento all’ora, non soltanto in macchina. A stupire, dello Schumacher quarantenne, è come sta cercando di troncarla, questa tranquillità. Ci ha provato correndo in moto, procurandosi più danni fisici di quanti se ne sia mai procurati nei vent’anni di carriera in Formula Uno. Poi ci ha provato col famoso ritorno alla Ferrari, cioè là dove non avrebbe mai dovuto tornare, perché come si legge nel Conte di Montecristo non si torna mai dove si è incontrata la felicità. In questo caso, però, restava a noi tifosi almeno una consolazione: ci sembrava, ci illudevamo, che Schumi cadesse nell’errore per un puro atto d’amore.
Adesso, anche questa consolazione non esiste più. Saltata la Ferrari, Schumacher sta per diventare un pilota Mercedes. La sua inquietudine, la sua incapacità d’essere normale, la sua cocciuta ricerca delle antiche emozioni lo portano a diventare quello che la storia dell’automobilismo, e soprattutto la nostra storia, non capiranno mai: sarà avversario della Ferrari. E anche se all’ultimo momento l’accordo saltasse, non cambierebbe proprio niente: in certe situazioni, basta il pensiero. Il solo progettare un ritorno su un’altra macchina butta Schumi giù dal piedestallo. Da qui in avanti, la storia cambia. Una certa storia, la più bella di tutte, finisce per sempre.
Valli a capire, certi fenomeni. Schumacher s’era costruito con vittorie strepitose e sorpassi memorabili un mito irraggiungibile: per tutti era il più grande di sempre, per i ferraristi era qualcosa di più, era la Ferrari stessa. Era il ricordo dolcissimo delle stagioni migliori, era il termine di paragone - anche troppo opprimente - per chiunque arrivasse a guidare dalle parti di Maranello. In senso sportivo, era l’assoluto.
Davvero un uomo non potrebbe chiedere di più. Il campione lascia da campione e va a godersi un’idea molto prossima all’immortalità, almeno a livello di venerazione popolare. Schumacher, il migliore di sempre, il più grande ferrarista di tutti i tempi. Ma evidentemente tutto questo non basta. Schumi non esita a spogliare la tuta rossa e a vestirne una qualunque, benché prestigiosa come quella Mercedes. Che cosa aggiungerà alla sua carriera? Alla sua vita? C’è chi legge in questa scelta un grande merito, la qualità fuori dal comune di cercare sempre nuove sfide e di rimettersi ogni volta in gioco.
Se così è, buona fortuna Schumi. Liberissimo di cercare nuove sfide. Visto da qui, però, il suo ritorno ha altre sembianze. È patetico, perché comunque a 41 anni risulta molto difficile vincere ancora in Formula uno. Ma anche ammesso che il fenomeno non sia merce deteriorabile, anche ammesso che Schumi torni ad essere il più forte, per noi non cambia nulla: Schumi era la Ferrari, da qui in poi sarà un avversario. Mai avremmo pensato di abbinare questo termine al suo nome. Tanto meno quello di traditore.