Schumacher re del Nürburgring Una vittoria che vale doppio

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato al Nürburgring

La premessa è d’obbligo: mettiamo che Schumi non abbia ancora detto nulla alla Ferrari, che ancora stia valutando se restare nel mondo a trecento all’ora o andare a cavalcare nella sua tenuta in Svizzera. Se davvero fosse così – e ci sono molte possibilità che sia così - allora la vittoria di ieri vale doppio, triplo, quadruplo.
Il motivo è presto sviscerato: lo Schumi visto in Germania, quello del successo numero 86 in carriera, del secondo centro di fila che non gli capitava dall’anno di grazia 2004 (allora furono addirittura sette, dal Nürburgring all’Ungheria) è uno Schumi lontanissimo parente di quello visto balbettare in pista e nell’animo in quel dell’Australia, tre gare orsono, mica una vita. Qui all’ombra del Nürburg, la Rossa ha vinto due, tre, quattro volte perché ha visto le vene ambiziose di Schumi riempirsi fino al colmo di nuova linfa motoristica.
La riprova è arrivata quando monsieur Jean Todt ha ammesso che «questa vittoria è importante per far decidere Michael», sott’inteso sul suo futuro, «perché questo successo gli permette di dimostrare che è ancora molto forte».
Questo uno-due da kappaò ai danni di Briatore & C. rinfranca ben più dei punti che porta. D’ora in poi la Ferrari avrà la certezza che, qualsiasi decisione prenda il suo campione - che si ritiri o rinnovi - sarà una decisione presa in piena forma e ingordo come sempre. Si potrebbe obiettare: ma si sapeva che era in forma? Certo, a livello fisico era ed è impeccabile, ma qualche perplessità sulla sua capacità di non sbagliare mai, di non regalare mai un centesimo ai rivali, ecco, in tal senso qualche perplessità si era insinuata anche a Maranello.
Dopo due gare così, tanto di cappello davanti a nonno Schumi: più giovane di lui c’è solo – anagraficamente – Alonso. Perché gli altri, al confronto, sembrano quasi bolliti. «Non vedo l’ora di combattere a Barcellona – dice -, finalmente ogni casella sta andando al suo posto – aggiunge -, eravamo forti anche in Australia, anche in Bahrein nella prima gara, solo in Malesia abbiamo avuto qualche problema, ma ora i più forti siamo noi», conclude. Di uno così c’è solo da avere paura. Anche da ritirato.