Schumacher risorge nella tana Renault

nostro inviato a Magny Cours
Se la Ferrari torna alla ribalta, non può che farlo a tutto tondo, senza tralasciare alcun dettaglio. Per cui si parla del Cavallino sul piano tecnico e si discorre del Cavallino a livello umano.
Il popolo rosso vestito sorride per le novità aerodinamiche portate in Francia, capaci di regalare più velocità e più aderenza, vero tallone d’Achille della Rossa 2005. Schumi è quarto, ma l’uomo davanti a tutti non conta, in quanto trattasi di collaudatore, De La Rosa; per cui i riferimenti sono Montoya, più rapido di 75 millesimi, e Alonso di 20. Un niente. Non a caso, Schumi, Barrichello e il dt Ross Brawn hanno ammesso che «il passo avanti è notevole e sarà più facile lottare per la vittoria» (dice l’inglese), che «possiamo vincere» (il tedesco), che «solo la Renault ci resta un poco davanti» (il brasiliano).
Si sorride meno, in casa Ferrari, per Schumi nell’occhio del ciclone con i colleghi piloti, e per certe frasi di Barrichello. Michael è salito sul banco degli imputati nel tribunale improvvisato organizzato dagli altri piloti durante la riunione di rito. Motivo? La lettera non vista, non firmata, non condivisa, che l’associazione piloti (Gpda) aveva preparato e sottoscritto nel dopo Indy per sottolineare che in America si sarebbe corso in condizioni di sicurezza solo se fosse stata posta l’ormai stracitata chicane. Lettera non firmata dal Campione del Mondo (e con lui Barrichello e i due piloti Jordan), ma dito accusatorio puntato solo sul tedesco in quanto leader (con Trulli e Coulthard) dell’Associazione. «Nel meeting c’era tensione, Michael da una parte e gli altri dall’altra, e a chi gli faceva notare che la lettera era stata scritta per la sicurezza, lui ribatteva che “no, si trattava di una questione tecnica, le gomme difettose”», rivelerà alla fine un pilota sotto anonimato, «e comunque, la questione non è finita, ne riparleremo a Silverstone». Al termine, Trulli dirà: «Tutto risolto, ci siamo chiariti, abbiamo espresso le nostre opinioni».
Per quanto concerne Rubinho, ci mancava l’intervista a un canale a pagamento brasiliano legato a Rete Globo, in cui il ferrarista avrebbe rivelato di voler «scrivere un libro in cui raccontare i miei anni alla Ferrari, un libro che mi farà guadagnare più soldi di quelli ottenuti in F1». Il condizionale è d’obbligo perché solo dopo che i siti internet sudamericani avevano rilanciato la notizia, si è scoperto che il libro non era sugli anni in Ferrari «ma su quelli in F1», e che «il tono era scherzoso, per salutare i quattro intervistatori che lo sommergevano di domande anche durante i titoli di coda», ha spiegato un giornalista presente alla diretta. Tra le frasi incriminate, anche un «a Indy è successo come a Zeltweg», sottinteso quando mi chiesero di far passare Schumi. «Ha solo raccontato che una volta primo il tedesco e lui secondo, il team ha detto a entrambi di risparmiare i motori, perché da regolamento dovevano usarli anche nel Gp di Francia», ha spiegato il cronista presente. Frasi bomba su internet, disinnescate anche dallo stesso brasiliano, che a domanda ha risposto: «Stavo scherzando, e dato che erano curiosi gli ho detto che avrei scritto un libro dove leggere tutto». Per cui la Ferrari può stare tranquilla? «Certo». Proprio tranquilla, forse no. Perché se è vero che pochi giorni fa, al Giornale, il direttore generale del Cavallino, Jean Todt, aveva detto che «i piloti non si cambiano nel 2006, statene pur certi», è anche vero che nascoste o velate da scherzi o battutine, ultimamente Barrichello di frasi al pepe ne ha dette più di una. È come se stesse preparando il terreno o il paracadute in caso di sorprese. Nei mesi scorsi si è infatti spesa più di una parola sulle avances ricevute dalla Bar-Honda o su un futuro in Rosso del connazionale Felipe Massa, pilota Sauber, ex collaudatore Ferrari e ora gestito dal figlio di Todt, Nicholas. Parole, parole. Intanto, godiamoci questa Rossa di nuovo tra i grandi.