Schumacher testimonial d’eccezione

È stato uno dei tormentoni dell’inverno: che cosa farà Michael Schumacher, adesso che si è ritirato dalla Formula 1? Difficile, anzi impossibile credere che uno come lui, abituato ad andare forte, anzi più forte di chiunque altro, prima ancora di arrivare sulla fatidica soglia dei 40 anni potesse rinunciare a una vita quantomeno movimentata. Difatti, il campione tedesco non ci ha pensato due volte. «Potrei fare il giardiniere, oppure l'antennista», dice nell’ironico spot in cui pubblicizza il nuovo Fiat Scudo. Quant’è breve il passaggio da un lavoro nell’auto all’auto da lavoro, dal rischioso ma ben retribuito mestiere di pilota alla faticosa ma non sempre ripagata professione di artigiano. Nel modo più semplice, il sette volte campione del mondo ci ricorda l’importanza di attività che possono sembrare meno nobili di quella che lui ha appena lasciato, ma in realtà lo sono almeno altrettanto. E l’incommensurabile valore dei mezzi che consentono di esercitarle al meglio. Come il nuovo Scudo, appunto.
Realizzato dall’agenzia Leo Burnett, lo spot pubblicitario in cui Schumacher non smette di lavorare ma cambia auto segna una nuova tappa dell’efficace strategia di comunicazione della Fiat in cui i grandi campioni dello sport vengono messi alla prova dei mestieri di tutti i giorni. Già nell’estate scorsa, in occasione del lancio del nuovo Ducato, la casa torinese aveva fatto «lavorare» alcuni calciatori campioni del mondo sotto la guida di un mister d’eccellenza come Giovanni Trapattoni. Adesso, non poteva sperare in un testimonial migliore di quello che si è ritrovata in casa, l’ormai pensionato pilota che ha battuto ogni record di vittorie e ha saputo appendere il casco al chiodo nel momento giusto.
Un nome che è una garanzia, dunque, a suggello di un’esperienza, una capacità realizzativa e un marchio di fabbrica ormai consolidati nel tempo.