Schumi bandiera bianca «Le storie di successo hanno sempre una fine»

da Hockenheim

Il nuovo Schumacher è pessimista e molto scaramantico. Almeno a giudicare dal ciondolo di corallo nero a forma di corno esibito in quel di Hockenheim. Quasi a sottolineare che là dove non arrivano le gomme e l’aerodinamica, potrebbe arrivare la buona stella. Si vedrà. Intanto, assatanati, i giornalisti tedeschi gli domandano: era da tempo che non giungeva da queste parti senza vittorie, senza il comando della classifica? «È vero, ma l’unica cosa che è cambiata rispetto al passato è che siamo più lenti... (ci pensa), no, intendo dire che la macchina è più lenta perché, anzi, io, sono migliorato. D’altra parte, gli alti e bassi sono normali nella vita di uno sportivo e non mi faccio venire dei dubbi per questo». Quindi un altro distillato di Schumi-pensiero: «Pessimista? Sì, ma solo perché dopo Indianapolis vi avevo detto che ero ottimista e sapete tutti com’è poi andata a finire».
Di questi tempi, l’iper campione del mondo non è proprio l’uomo più allegro della terra anche perché lui e la Rossa hanno girato come ossessi a Le Castellet, Francia, macinando chilometri e speranze in cerca di gomme miracolose e soluzioni aerodinamiche. «Abbiamo fatto un passo in avanti, ma non credo ci permetterà di ridurre il divario... - ammette lui -. È difficile anche per me capire come mai non siamo più veloci». Quindi, quasi a sottolineare che un libro si sta chiudendo e un altro se ne apre: «Nello sport le storie di successo non si possono scrivere per sempre». Sarà per questo che Alonso - leader del campionato - giura che «sarà battaglia», Raikkonen - l’inseguitore - si appella alla dea bendata («al mondiale ci credo ancora») e lo stesso Schumi si sbilancia: «Il campionato lo può perdere solo lo spagnolo».