Schumi, capolavoro cinese

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Shanghai

Michael Schumacher si è svegliato di buon’ora, ieri mattina, nel caos inquinato e festaiolo di Shanghai. Assonnato, nella sua stanza ai piani alti dell’hotel Four season, ha scostato un poco le tende, ha guardato fuori, le nuvole, il cielo pregno, la pioggerellina e l’asfalto bagnato. «Shit olalalà» si è lasciato scappare, anglofono abbinamento tra lo stracitato escremento e un canto tirolese. E «shit olalalà» ripeterà più tardi, raccontando di quanto insperata, impossibile, incredibile e, quindi, miracolosa sia stata questa vittoria. La numero sette dell’anno, la numero novantuno in carriera, la vittoria che lo riporta al comando del mondiale dopo un’astinenza dal vertice durata trentacinque gran premi, dall’ottobre 2004.
Perché l’enorme crucco è in vetta a quota 116, a braccetto con il campione del mondo Alonso, ieri secondo davanti a Fisichella, ma con in tasca una vittoria in meno rispetto a Michael; per cui, anche se improbabile, nel caso lo spagnolo prendesse zero punti fra una settimana a Suzuka e Michael vincesse, il tedesco diventerebbe campione del mondo con un gp d’anticipo.
Per questo è festa grande nel box rosso vestito e il «povero vecchio Schumi» - così l’ingegnere di macchina di Alonso aveva bollato il ferrarista in una comunicazione radio dopo la conquista della pole – si è trovato fra le mani il primo, seppur debole, match point. Come sono lontani i 25 punti di distacco di Montreal, fine giugno, e com’è lontana anche la pole di ieri con Michael dentro per il rotto della cuffia nei primi dieci, con Alonso e Fisichella inavvicinabili; e, soprattutto, come è lontana la prima parte di questo incredibile Gran Premio di Cina. Perché, in soli 14 giri, Alonso aveva saputo dare oltre 25 secondi a Schumi quarto, e proprio nessuno, dallo spagnolo a patron Briatore, al tedesco stesso, avrebbe mai scommesso su una vittoria Ferrari. Invece questo è successo, con somma felicità del Cavallino e del crucco che ha finalmente sfatato la maledizione cinese di non aver mai preso punti qui a Shanghai; ed euforia allo stato puro anche per i 140.000 cinesi sugli spalti, colorati di rosso non per volere del partito.
Il momento chiave, come rivelerà lo stesso Schumacher, al giro 22, quando Michael si ferma, rifornisce e non cambia le gomme, tiene quelle intermedie usate per affrontare la pista fradicia al momento della partenza e che progressivamente, a parte i minuti finali, sarebbe andata via via asciugandosi. «È grazie a quella mossa che abbiamo vinto» spiega il tedesco. Infatti, un giro dopo, Alonso e la Renault avrebbero commesso il primo, grande, errore: cambiare le gomme intermedie sull’anteriore. «Con l’asfalto sempre meno bagnato, sugli pneumatici nuovi si formano facilmente piccoli trucioli di gomma, il graining», spiegherà più tardi un ingegnere della Ferrari. Da quel momento lo spagnolo perderà oltre tre secondi al giro. A quel punto, mentre Michael quasi non si capacitava di essere secondo dietro a Fisichella e davanti ad Alonso (sorpassato al giro 31), ecco l’ultima stoccata rampante: la decisione di usare Massa come cavia (giro 35), facendolo rientrare per montare e testare la pista con le gomme da asciutto. «Sono stato io a chiamare il box - rivelerà, con fierezza, il simpatico brasiliano - gli ho detto: fate entrare Michael adesso, fatelo entrare subito...». E così è stato: l’enorme tedesco ha calato le gomme chewing-gum, le ha gestite sulle pozzanghere qua e là lungo la pista, e quando si è trovato davanti Fisichella che affrontava la prima curva dopo aver messo anche lui le slick, l’ha infilzato all’interno e via, via verso il trionfo.
Trionfo reso ancor più gustoso, per le truppe maranelliane, dall’errore commesso dal box Renault durante il secondo pit di Alonso (il dado della posteriore destra bloccato) e dall’innegabile piacere di aver visto i rivali transalpini applicare il proibitissimo gioco di squadra. Parla chiaro il progressivo rallentamento di Fisichella, che aveva 20 secondi sul compagno, e li ha successivamente persi tutti, concludendo la corsa 44 secondi lontano dallo spagnolo. Dopo tante critiche nei confronti delle strategie ferrariste, sono soddisfazioni anche queste.
Benny Casadei Lucchi