Schumi crede nella rimonta «impossibile»

Nessuno ha mai recuperato 25 punti in metà stagione

nostro inviato a Indianapolis
E adesso il popolo rosso vestito s’interroga sulla madre di tutte le rimonte: Schumi e la Ferrari contro quei leprotti in fuga noti come Alonso e Briatore. Ci sono diciannove punti da rosicchiare, praticamente due gran premi da vincere, sperando che lo spagnolo vada a vuoto per un paio di volte. Ovvero: un sogno grande ai limiti dell’irrealizzabile, visto che le truppe maranelliane sanno perfettamente che il fenomeno iberico e la sua Renault, in dieci corse, non hanno mai mancato l’appuntamento con i punti: sette vittorie, due secondi posti, un quinto. Come dire: proprio quando le cose vanno da cani, Fernando arriva quinto.
Che Indy fosse magica per la Rossa è cosa lampante a Schumi, a Todt, a tutta Maranello, ma anche e soprattutto ai rivali. Parlano chiaro le cinque doppiette ferrariste conquistate da quando si corre qui, sette anni orsono. Anche togliendo la gara farsa del 2005, sempre di dominio si tratta. Fatto sta che Schumi stesso ammette: «Ora il grande interrogativo è capire se saremo così forti anche nelle prossime corse, una volta ritornati in Europa. E, comunque, io a questo mondiale ci credo ancora». Monsieur Jean Todt è più diplomatico, dice «mancano otto Gp ed è ovvio che non siamo i favoriti, ma come avete visto qui, tutto in F1 può accadere e statene pur certi: noi non molleremo di un millimetro».
E non possono mollare. Alla vigilia della doppia trasferta nordamericana la Ferrari aveva infatti pianificato il proprio ritmo mondiale: all’epoca, i punti da recuperare erano 23, diventati 25 dopo Montreal e ora scesi a 19. L’obiettivo della Rossa era ed è quello di tallonare da vicino Alonso entro Budapest, il 6 agosto. Tre giorni prima del 9, data cruciale perché in quel giorno Schumi e la Ferrari decideranno il da farsi per il futuro: ritiro di Michael, nuovi incarichi, vacanza o rinnovo. Il tutto verrà poi comunicato alla vigilia del Gp d’Italia. «Non ci sono gp più o meno adatti a noi - ripete infastidito Todt - avete visto: la Ferrari era più forte degli altri a Montecarlo, circuito lento e da alto carico aerodinamico, ed era la più rapida qui a Indy, pista veloce e da basso carico...».
Vero, ma vero anche che ogni team, ogni progetto tecnico ha i suoi circuiti preferiti. Per cui, eccoli: a Magny Cours, fra due domeniche, si può far bene. Si arriva dopo la due giorni di test di Jerez (da giovedì saranno in pista Schumi e Badoer a Jerez, ndr) dove la Ferrari sperimenterà un nuovo pacchetto aerodinamico adatto alle piste dal carico medio-elevato e la Bridgestone porterà nuove mescole. Il 30 luglio si corre a Hockenheim, in casa Schumacher, per Michael potrebbe essere l’ultimo gp davanti ai suoi fan, ce la metterà tutta. Il vero valore aggiunto sarà proprio lui. La settimana dopo ecco l’Ungheria, con la pole esagerata del tedesco firmata nel disgraziato 2005 e il secondo posto finale. Circuito amico anche nei momenti bui, dunque. A quel punto, alla vigilia di Turchia e Monza, i giochi saranno fatti: o la Rossa e l’ingordo tedesco si troveranno a ridosso di Alonso e la Renault, oppure grazie a tutti e nemici come prima. Senza scordare un dettaglio non piccolo: negli ultimi trent’anni, nessun pilota distaccato di 25 punti a metà stagione (come Michael prima di Indy) è mai riuscito a rimontare e a vincere il mondiale. Altro dettaglio: nel 2000, il signor Mika Hakkinen, staccato proprio da Schumi di 24 punti a metà campionato, in quattro gare riuscì a prenderne 32 al tedesco, superandolo proprio in Ungheria. Il colpo di coda di Michael e della Ferrari, che da Monza in poi dominarono, privò il finlandese del titolo. Ma la paura fu grande. Lo sa Schumi, lo sa Alonso.