Schumi e la Ferrari inventano la vittoria al rallentatore

«Che polli a cadere in trappola, qui sorpassare è impossibile». Briatore: «Ho sbagliato io». Fisichella: «Una brutta botta alle mie speranze»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Imola

Questa volta eccome se l’hanno applaudito. Il pilota pensionando Michele Schumacher, perché ormai parla sempre italiano, è sceso dal podio e anche chi, sabato, l’aveva ignorato è stato costretto a rendergli omaggio. Perchè il pensionando Michele Schumacher ha fatto una gara che la dice lunga su quanta voglia abbia di coltivare l’orticello di famiglia e tinteggiare le pareti di casa. Imola è un circuito veloce fatto di sessantadue lunghi giri e Michele, dal passaggio numero 26, non ha fatto altro che controllare il giovane campione del mondo. Otto titoli mondiali a guerreggiare fra loro, quasi incollati, sette dalla parte di Michele e uno da quella di Fernando. Senza errori, senza cedimenti, sempre con gli occhi del tedesco incollati sugli specchietti e gli occhi dello spagnolo infilzati sugli scarichi della Ferrari. E così anche dopo il primo pit stop, e così dopo la seconda, decisiva, sosta, quella in cui la Ferrari ha iniziato a tirare fuori lo champagne dal frigo e il presidente tifoso Luca di Montezemolo ha fatto segno al pilota di avviare le pale dell’elicottero per volare sul Santerno.
Vittoria numero ottantacinque per Michele che ammette «non penso al numero di trionfi ma a quanto ci tenessimo a questo successo», vittoria che in casa rossovestita non arrivava dall’anno di grazia, estrema grazia, duemilaequattro, Gp del Giappone, era il 10 ottobre. Fu l’ultimo centro del tedesco perché quella di Indianapolis 2005, con sei auto in pista, e le due Rosse a duellare fra loro, è vittoria finta, grigia, da scordare e mettere da parte, come fanno capire sia Schumi che il presidente tifoso.
L’incidente di Albers al primo giro, le sue mille giravolte, e lui incolume che corricchia verso il paddock, e poi l’ordine d’arrivo con Michele, Fernando, Juan Pablo Montoya e poi Massa di nuovo a punti, «ci voleva – dirà il simpatico brasiliano - è bello nel giorno della vittoria Ferrari», e ancora Raikkonen, solo ottavo il nostro Fisichella, ritirato Trulli, questo è stato il Gp di San Marino, il Gp fotocopia al contrario di quello della passata stagione, rosso dove c’era il giallo blu e giallo blu al posto del rosso. Perché allora fu primo Alonso e secondo Michele. «In effetti è stato anche divertente – ammetterà il vincitore – perché volevo vedere come avrebbe reagito Alonso standomi dietro, volevo vedere che mosse avrebbe fatto...».
E infatti Michele non ha sbagliato una virgola e Fernando ha lottato fino a due giri dal termine, quando nel bel mezzo della curva Villeneuve è andato troppo largo, sbandando e «a quel punto mi sono detto: basta rischiare», ha confidato lo spagnolo, «a quel punto ho tirato i remi in barca». Anche perché il campione del mondo e il suo team e patron Flavio Briatore a quel punto avevano capito perfettamente di essere finiti nella trappola ferrarista: un’auto competitiva ma più lenta della loro li stava battendo e non c’era nulla che loro potessero fare. Merito dell’ormai sfigurata pista di Imola dove non sorpassano neppure i piccioni che ci volano sopra e merito di quel secondo stint, di quella seconda parte di gara ferrarista al rallentatore, un po’ per colpa delle gomme con i grumi polimerosi sul battistrada e un po’ per volontà di Schumi e Todt e Brawn che hanno fatto spazientire gli inseguitori enfatizzando la propria lentezza, costringendo la Renault a cambiare tattica, a rientrare prima del previsto pur di non perdere altro tempo dietro al tedesco. Un capolavoro di strategia dove la Ferrari-Davide ha battuto la Renault-Golia. Un capolavoro che ora, pallottoliere alla mano (Alonso 36 punti, Schumi 21, Raikkonen 18, Fisichella e Montoya 15), fa dire a Michele «questa vittoria non sarà l’ultima, il mondiale è ancora aperto, ho guadagnato due punti e non ho mai pensato che il titolo non fosse più alla portata». Michele un quasi pensionato? Alzi la mano chi vuole sbilanciarsi.