Schumi, essere o non essere?

Perché un uomo che ha messo via oltre 500 milioni di euro, un uomo che all’apice della carriera guadagnava uno virgola otto milioni all’ora e che ha vinto più Gran premi di tutti (91) e più mondiali di tutti (7) e ottenuto più pole di tutti (68) dovrebbe a 41 anni allungare le braccia sul tavolo verde della vita per spingere e puntare su un solo numero le fiches di una vita?
Ammettiamolo: non c’è un perché. A meno che non lo si vada a cercare nei meandri neurali ingrigiti, nelle intristite sinapsi di chi è stato campione e non lo è più, di chi vuole tornare ad esserlo perché dalla vita normale, famiglia compresa, non riesce a cavar fuori soddisfazioni che solo assomiglino un poco all’ebbrezza da vittoria. A quanto pare, in questo hanno fallito anche la moglie, frau Corinna, e i figli, Gina Maria e Mick jr. Nulla hanno potuto. Anche perché in attesa della ferale ufficializzazione del ritorno in F1 con la Mercedes e del definitivo tradimento della Ferrari, Michael è stato dato in questi giorni qua e là a girare in pista, su kart, auto, persino - è una voce - su una vecchia Ferrari F1 di un collezionista. Roba triste.