Schumi-Hamilton, strana coppia di nemici

nostro inviato a Valencia

Era solo e non lo è più. Forse per questo fa finta di nulla e parla ancor più sottovoce convinto che gli astanti siano muniti di udito canino e registratorini agli ultrasuoni. A suo modo Lewis Hamilton è felice e non perché al primo assaggio di pista con la nuova McLaren le cose siano andate bene. L’inglesino è contento perché da oggi sa di essere un uomo meno solo. Che diamine: c’è Schumi a fargli compagnia. Schumi che ieri non ha assaggiato la pista ma la pasta Ferrari, auto invitandosi nel tendone rosso e regalando una scena surreale. C’è chi dice non sia stato un gesto elegante; c’è chi dice nei confronti della Rossa; e chi verso la Mercedes; c’è persino chi parla di tentativo di riconciliazione. La verità? La pastasciutta era molto buona.
Ma si diceva di Lewis. Il giovine potrà piacere o non piacere ma negli ultimi anni è indiscutibilmente il pilota più forte scaraventato dal dio dei motori sui circuiti di mezzo mondo. Per lui parla chiaro la storia recente e parlano il titolo conquistato per un soffio nel 2008 e quello perso per un soffio nel 2007. Non solo. A corredo si possono citare il debutto accanto ad Alonso due volte campione del mondo, l’assenza totale di timori reverenziali e le gare pronti e via incollato al ben più esperto compagno. Per la verità, parlano per lui anche i comportamenti al limite in pista, quelle toccatine di freno davanti ai colleghi che in Giappone, nel 2007, gli scolpirono addosso la patente di pilota talvolta scorretto.
Ecco perché Lewis è meno solo. Benché lo snobbi apertamente, da oggi non sarà più l’unico dei partenti nello scomodo ruolo di pilota che i colleghi non vedono l’ora di battere e umiliare, o che sbagli, che rompa, che si levi di torno. No. Adesso con lui ci sarà anche Schumi. Talento e razza sono quelle, stesso dna motoristico. Un vero patrimonio per qualsiasi team li abbia con sé e un tormento per gli altri. Pensate al Michael giovane che in quel di Adelaide, Gp d’Australia, vinse il titolo con la Benetton grazie alle ruotate a Damon Hill. E a quello ferrarista, al suo ultimo anno, nel 2006, che scopertosi in difficoltà in qualifica a Montecarlo si piantò all’uscita della Rascasse andando leggermente a sbattere ostruendo la strada ad Alonso a caccia della pole. Ai commissari venne subito il sospetto supremo: che si sia fermato volutamente? Da qui punizione e retrocessione in griglia. E lo Schumi che nel 1997, nell’ormai stracitata Jerez de La Frontera, nel duello rusticano contro Jacques Villeneuve, vistosi perso, rifece a ruotate provando a sbatter fuori il canadese? Verrà punito e cancellato dalla classifica mondiale. E per di più costretto a chiedere scusa.
E chi ha dovuto scusarsi con tutti neppure un anno fa, dopo le bugie di Melbourne? Lewis Hamilton. Non era stato chiaro con i commissari, aveva evitato di spiegare nel dettaglio quella manovra furbetta che aveva costretto il nostro Trulli a passarlo in regime di safety car. E fu mea culpa in mondovisione.
Talento e pelo sullo stomaco. Schumi ed Hamilton hanno questo in comune. Lo sanno bene i Massa, i Button, gli Alonso (che oggi debutterà sulla Ferrari), rivali talentuosi e grandi che da anni ci lavorano contro. «Se sono felice di confrontarmi anche con Michael, visto che non ci ho mai corso?», va da giorni rispondendo Hamilton, «No, francamente non ci penso, diciamo che sarà bello correre con lui in pista, preferibilmente tenendomelo alle spalle però lo sapete: il mio idolo di sempre era Senna, non Schumacher». E ancora: «Che effetto mi ha fatto vederlo qui in pista? Non l’ho visto, sono arrivato tardi in circuito, lui aveva già finito di girare, mi hanno detto che è andato bene, non ho dubbi che sarà competitivo».
Capito che gente? In fondo alleati contro tutti i colleghi, però nemici e già in guerra psicologia. Per fortuna Fernando e Felipe li hanno avuti entrambi per compagni e li conoscono bene: oltre alla F10 potrebbe essere questa la loro arma in più.