Schumi: «La moto è pericolosa però mi sto divertendo troppo»

Si è ritirato per stare in famiglia, è sempre in pista. E oggi gareggia a Misano. «So che Todt è preoccupato, ma farò attenzione»

In principio fu il paracadute. Michael si lanciò dall’alto dei cieli d’America scortato a vista, persino nell’aria, da frau Corinna. All’epoca, l’enorme campione era ancora un pilota di F1. Seguirono mesi di gare, vittorie e meditazioni. «A fine stagione lascio la F1» disse un giorno di settembre a Monza, Gran premio d’Italia, anno 2006: «Voglio vivere altre esperienze, voglio stare in famiglia, voglio godermi di più i miei figli», fu il senso del suo pensiero.
In principio furono nobili propositi di una vita nuova, via via disattesi dall’irrefrenabile bisogno di non star fermo. «Voglio nuotare fra le balene» disse a San Paolo, poche ore dopo l’ultimo Gran premio. Sua moglie lo guardò come dire «mo’ ci risiamo». Pareva uno scherzo, era invece l’annuncio di un appuntamento: qualche mese dopo Michael era là, in pieno oceano, a sguazzare fra i cetacei felice come un balenottero.
In principio fu la sua voglia di normalità a spingerlo al ritiro; ora è la fuga dalla normalità a rimetterlo in pista, di più, in sella a una moto e chissenefrega se tutti dicono che è pericoloso e magari rischio pure di fare la figura del pirla. Per il momento figure non ne fa, anzi le fa buone, figure alla Schumi, insomma: terzo tempo in prova ieri a Misano, oggi gara in sella a dei bestioni 1.000 cc griffati Ktm. Fa pure del bene: come un apostolo dei motori regala gioia e verità agli altri. È il caso del signor Andrea Padovani, sconosciuto pole-man di giornata (3 decimi e rotti davanti a Schumi, ndr), è il caso del signor Luca Margiotta, secondo tempo. Qualsiasi cosa accada, potranno un giorno raccontare ai nipotini di aver messo dietro Michael Schumacher.
«Perché lo faccio?» domanda e si domanda con lo sguardo mascelluto dei giorni migliori, «perché la cosa più importante è divertirsi. Sono terzo, ma sarei felice anche fossi a metà schieramento». Valentino Rossi sognava la Ferrari ma ha rinunciato, Michelone non ha mai parlato di moto e invece eccolo riding the bike, cavalcare la belva. «Se ho chiesto consigli a Vale? No, l’ultima volta che lo vidi non pensavo ancora alle moto ed ero un pilota di F1... Però ora, se dovessi incontrarlo, eccome se glieli chiederei... Penso abbia molto da insegnarmi». Quindi, nel miglior diplomatichese di quando rispondeva ma non diceva, di quando nascondeva la risposta in mezzo ai contorsionismi dialettici: «Non intendo andare avanti nelle categorie superiori, in MotoGp, in Superbike ad esempio... Lo ripeto: desidero solo divertirmi e fare quel che mi sento». Per cui, giusto per decriptare, se mai si sentisse, andrebbe avanti, eccome se andrebbe avanti. «Ho iniziato con delle Harley assieme a degli amici - racconta sereno nel paddock di Misano -, poi ho provato le Ducati, ora la Ktm. Non pensavo mi sarebbe piaciuto tanto... Nelle moto è come con le auto: puoi anche iniziare in una categoria inferiore, ma arrivare al top, in F1, è un altro discorso. Per cui posso andar bene qui con la Ktm, ma in MotoGp sarebbe impossibile».
Non c’è un solo amico di Schumi che non sia preoccupato. «In moto ci si fa male, in moto è pericoloso - ha detto il suo padre motoristico, monsieur Jean Todt -. Non sono d’accordo con quel che sta facendo...». «È bello avere degli amici che si preoccupano per te - gli ha risposto ieri Michael -. È vero, la moto è pericolosa, dovrò far attenzione».
In principio fu il desiderio di stare in famiglia. Solo in principio, però.