Schumi-Mou: antipatia per antipatia, meglio Josè

di Cristiano Gatti

Egregio signor Schumacher, la sua lettera indirizzata a noi ferraristi si è un po’ persa sotto il cumulo della posta natalizia, ma comunque è giunta a destinazione e ha lasciato il segno. Le rispondiamo perché conosciamo le più elementari regole della buona educazione, ma la cortesia si ferma subito qui: comunque la si legga, per tono e per contenuto, la sua lettera è irricevibile. Da parte nostra, faremo soltanto finta di non averla mai letta.
In realtà, è chiaro che l’abbiamo letta e riletta. Una volta non è bastata, perché ancora adesso risulta difficile credere a quelle righe, scritte subito dopo la firma sul contratto-tradimento con la Mercedes taroccata Brawn. Lei stesso comincia ricordando che per 14 anni ha vissuto di, con, per, in Ferrari. Poi, in un crescendo di carinerie ad alto tasso glicemico, ci dice che «un buon pezzo della Ferrari» resterà sempre nel suo cuore (quale pezzo, l’alettone?). E via così, lecchinando, una frase dopo l’altra. «Ho trovato molti amici in questa meravigliosa terra», «Ho imparato tanto in questi anni colmi di eventi», «Sono certo che la Ferrari riuscirà a dimostrare l’antica forza: so infatti di cosa sono capaci questi ragazzi», eccetera, eccetera, eccetera. Per finire con il toccante auspicio: «Sarei felice se oltre ai due piloti Ferrari continuaste a regalare a me un pezzetto della vostra illimitata simpatia».
Sa che c’è, signor Schumacher? C’è questo: forse è vero che abbiamo una simpatia illimitata, come lei adulando scrive, ma abbiamo una pazienza limitatissima. Soprattutto con gente come lei, questa gente di pasta particolare, che nella vita legittimamente fa le scelte più personali, ma che poi pretende dal mondo intero un consenso universale. A dispetto di qualunque sentimento e di qualunque risentimento.
Non sappiamo che idea lei si sia fatta di noi in 14 anni di convivenza. Non lo sappiamo anche perché lei non ha mai fatto nulla per esprimersi in qualche modo nella nostra lingua. Constatiamo però che di noi ha capito poco. È vero che noi siamo passionali e sfegatati, soprattutto quando si parla di Ferrari. Ma proprio per questo, di fronte ad un gesto come il suo, non sono più possibili vie di mezzo, accomodamenti e scappatoie. Se l’amore finisce, non chieda l’amicizia. Si mette un punto e si va a capo. Nel nuovo capoverso della storia, troverà quello che è naturale debba trovare: un po’ di sano e sportivissimo rancore. Le sembra così strano?
Vede, noialtri abbiamo un fiuto particolare per i gesti ruffiani. Comprendiamo benissimo come la sua lettera abbia l’obiettivo di concedere a lei, non certo a noi, una vaga possibilità di pace. Con il codone di paglia che si ritrova, cerca in qualche modo di tendere la mano, nascondendo l’altra, quella della firma sul contratto Mercedes, dietro la schiena. Però l’avrà già verificato: qui non c’è nessuno che le stringerà la mano protesa. Non avrebbe senso. Saprebbe soltanto di ipocrisia. Quando le grandi storie finiscono in questo modo, la stretta di mano non è possibile. Possono soltanto volare i piatti e gli insulti.
Lei, essendo un lucido calcolatore, pensa forse che basti una lettera per rimettere le cose a posto. Come se niente fosse. Butto giù due righe e amici come prima. È di quelli che vogliono piacere sempre e a tutti, a dispetto dei propri gesti e delle proprie scelte. Ma per fortuna la vita non si sistema sempre così, con due righe buttate giù dall’addetto stampa. La vita impone almeno di rispondere delle proprie decisioni. Se ne faccia una ragione. Ha compiuto le sue libere scelte e i suoi lucrosi calcoli, veda serenamente di risponderne. Non pretenda di stravincere. Se lo lasci dire: antipatia per antipatia, molto meglio Mourinho, che non fa nulla per buonismo interessato. A chi gli ha chiesto se l’amore per l’Italia sia già finito, ha risposto onestamente che non può finire un amore mai nato. Decisamente più decoroso.
Egregio signor Schumacher, tutto finisce qui. Non come piace a lei, ma com’è giusto che finisca. Veda di andare per la sua strada e di non scrivere più. Altro che continuare a regalarle un pezzetto della nostra simpatia: noi abbiamo già cominciato a tifare contro. Speriamo con tutto il cuore che la sua nuova avventura finisca nella sconfitta più umiliante, schiacciata dalle nostre vittorie. E non c’è altro da aggiungere. Si faccia spiegare che cosa significa in italiano «al diavolo».