Schumi sbattuto dalla pole all’ultima fila

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Montecarlo

Alla fine, ore 21 e quaranta, Michael Schumacher si è arreso. «Vado a dormire» ha detto «e dormirò tranquillo, perché ho la coscienza a posto». In equilibrio sugli scalini del motorhome ha poi raccontato la sua verità sulla pole della discordia. Venti minuti dopo è salito su una monovolume blu ed è uscito dal paddock. È stato allora che da un gruppo di tifosi italiani, mentre la macchina si faceva largo tra la folla di curiosi, si è levato il coro: «Buffone, buffone, buffone». Esagerati.
Meglio avrebbero fatto a dire «furbetto, furbetto, furbetto». Perché di questo è stato accusato e per questo, un’ora esatta dopo essere uscito dal paddock, è arrivata la sentenza dei giudici Fia. Dopo otto ore, dopo aver ascoltato due volte il pilota hanno emesso una sentenza durissima che macchia la carriera del campione. «Non abbiamo trovato giustificazioni – si legge - per come ha frenato in modo inusuale ed eccessivo. Per cui non ci resta che concludere che il pilota ha deliberatamente fermato la macchina in pista negli ultimi minuti mentre aveva la pole. Per questo, il suo tempo verrà cancellato e partirà dal fondo».
Si conclude così, con due Ferrari in ultima fila (causa l’incidente di Massa) e con Alonso davanti a tutti al posto di Michael, quella che doveva essere una giornata di festa per il tedesco e la Rossa e che verrà invece ricordata per quella triste scena in pista. Lui che sbaglia all’entrata della Rascasse, lui che perde il controllo e va a fermarsi a un niente dalle barriere, lui e quel motore che si spegne. Se dietro non ci fosse stato Alonso che sopraggiungeva di tre decimi più veloce, il tutto sarebbe stato archiviato alla voce «stupidata di Schumi». Invece la Ferrari ferma del tedesco ha scatenato le bandiere gialle dei giudici, il pericolo in pista, i piloti sono stati costretti ad alzare il piede e la pole è rimasta a lui. Lì, fermo alla Rascasse.
Addio miglior tempo per lo spagnolo leader del mondiale, addio Renault davanti a tutti e apriti cielo per patron Flavio Briatore: «Allucinante vedere uno che ha vinto sette titoli fare così, non siamo nel mondo delle favole, che brutta immagine ha dato, deve venirmelo a dire in faccia che non l’ha fatto apposta, secondo me ha problemi di testa, non era nessuno, io l’ho fatto diventare due volte campione del mondo... La Fia sa che cosa deve fare». E la Fia ha fatto. Più pacato, ma tagliente Alonso: «Cosa penso di lui? Ho un’idea ma la tengo per me».
A Michael è stato contestato di aver spento la macchina, di non aver fatto tutto quel che sa fare per uscire da una situazione del genere. Nelle riprese lo si vede impostare e frenare tardi, la macchina gli sfugge, lui corregge un paio di volte, ma quando dovrebbe girare a destra gira invece a sinistra. La Ferrari si ferma, il motore è acceso, poi si spegne. A quel punto, la sua pole è salva, chi arriva poi non potrà spingere con lui in mezzo alla pista. Questa è l’accusa.
E questa la difesa: «Ho provato a mettere la retromarcia e il motore si è spento. Le immagini parlano da sole». Gli chiedono: lo sa che rischia la credibilità? «Se l’avessi fatto apposta sì, sarebbe una vergogna, ma ho già spiegato». L’inquisizione motoristica prosegue: l’ha fatto apposta? «Io cerco di guidare, non di buttare la macchina contro i muri, spingi spingi spingi alla fine ho spinto troppo... E la vostra è una domanda cattiva...». Sono i piloti a pensarla così, gli viene fatto notare dai media, compreso Briatore. «Non mi importa quello che pensano e poi conosco abbastanza Flavio, in questo ambiente gli amici dicono una cosa e i nemici un’altra»... Non sono nemici ma altri piloti... «L’ho già detto. Non ho barato, non so perché continuate a dire cose cattive». E più tardi: «Se mi sento colpevole? No, mi sento davanti a una corte, ma l’unica cosa di cui sono colpevole è di essere andato veloce e di aver sbagliato». A mezzanotte passata, il comunicato di Jean Todt: «Prendiamo atto della decisione... non la condividiamo nella maniera più assoluta... crea infatti un precedente molto grave, cancellando il diritto del pilota all’errore... Pur in mancanza di elementi reali è stata fatta una presunzione di colpevolezza».