Schumi sul podio con gli eredi: «Il più giovane? Io»

«Non credevo che la Ferrari fosse così veloce. Potevo vincere, lo farò in Malesia». Massa: «Nel testacoda ero certo di centrare Alonso»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Sakhir

Il nonno e i due ragazzini. Michael Schumacher in mezzo ad Alonso e Raikkonen. Solo che uno dei due giovani è già campione del mondo, mentre l’altro è per tutti il vero fenomeno delle corse, il ragazzo venuto dal nord dopo essere stato baciato dalla dea dei motori non si sa quando e non si sa perché. Ventenni però mastini dunque, una sfida fra due generazioni a confronto che pigiano forte sull’acceleratore, che raccontano nuove storie a trecento all’ora. Lo spagnolo festeggia il trionfo, Raikkonen la grande rimonta e la medaglia di bronzo, però non sanno, i due ragazzi, che Schumi festeggia doppio.
Perché la sua Rossa c’è di nuovo e c’è lui, più giovane nell’animo, ambizioso come prima, non più grigio come nel 2005 quando «era difficile tirare fuori il meglio di sé, sapendo di non potere lottare per la vittoria», diceva giusto sabato. Ora dice: «Che effetto mi fa essere sul podio con due piloti di un’altra generazione? Nessuno, perché sono giovani ma ormai molto esperti, e poi una cosa è ciò che sta scritto sul mio passaporto (trentasette primavere) e un’altra ciò che mi sento io quest’anno. E io mi sento giovane come loro».
Che i cuori rossovestiti stappino pure spumante o champagne, perché la Ferrari ha ritrovato se stessa e un campione tirato a lucido, nuovo e più giovane. Adesso chi oserà più fargli la ferale domanda sul ritiro supposto e previsto a fine anno. Magari cambierà tutto visto che nonno Schumi viaggiava veloce ieri in pista, primo al via, veloce quanto Alonso e la Renault campione del mondo, più veloce del giovane compagno Massa, ma meno veloce dell’alchimia regolamentare da bilancino del farmacista: quella che ieri mattina gli ha tolto due chili e mezzo di benzina, praticamente un giro, quel giro che l’avrebbe piazzato due metri davanti ad Alonso nel momento dell’uscita dal pit dello spagnolo (detta in soldoni: quando in qualifica un’auto fa un giro troppo lento, non ha diritto a ricaricare per il Gp la benzina consumata in quel giro lumaca, ndr).
«Comunque, sono felice lo stesso», spiega quel ragazzino di Michael, «dopo il 2005 e i test invernali non avrei mai pensato di arrivare secondo e di essere così veloce e di capire che possiamo tornare a vincere e che ad ogni Gp saremo della partita, a cominciare dal prossimo, in Malesia. L’auto è proprio forte. Certo, è anche un peccato perché avremmo potuto vincere qui, siamo stati talmente vicini alle Renault... Poi, però, mi è mancato proprio quel giro in più fuori perso per la regola del 110%. Ma nessun rimpianto, niente se e ma: stavolta abbiamo avuto una piccola sfortuna, la prossima toccherà ad altri. Piuttosto mi dispiace per Felipe, poteva essere davanti anche lui».
Già, il brasiliano che ha stupito tutti in qualifica, era dal 1984, con Alboreto, che un esordiente sulla Rossa non si piazzava così avanti in qualifica: «È la dimostrazione che ha un buon manager che sa valutare bene i piloti», scherza Jean Todt visto che Massa è gestito dal figlio Nicolas. «Sono triste e deluso, è ovvio, senza quell’errore in frenata, forse causato dal fatto che ero troppo in scia ad Alonso, avrei potuto lottare anche io per la vittoria», racconta pacatamente Felipe. «Durante il testacoda ero sicuro di centrare Alonso, per cui mi è andata bene».
Intanto continua a sprizzare gioia quel ragazzino di nonno Schumi: «In fondo otto punti promettono bene, sono un buon inizio, ma non crediate che la lotta iridata sia ristretta a me, Fernando e Kimi, c’è anche Button e pure Massa. Lo ripeto: sono contento per davvero, non sono assolutamente frustrato, vincere sarebbe stato solo più bello, ma è bello anche così... Perché all’arrivo ho dato pacche sulle spalle a tutti? Appunto, perché sono felice, e perché dopo tutto il lavoro fatto, dopo tutte le sofferenze patite, era il modo migliore per ringraziare i ragazzi e motivarli». Già, i ragazzi di quel ragazzo di nonno Schumi.