Schumi: «Tutto deciso» Alonso: «Io non mi fido»

Lo spagnolo: «Ma non penso che qualcuno corra per danneggiarmi»

Michael Schumacher non ama San Paolo, «è una città troppo pericolosa», ha spesso risposto a chi gli domandava come mai non portasse la famiglia al seguito. Ma la famiglia, stavolta, c’è. Famiglia intesa come sua moglie Corinna e i fidati quanto discreti amici di sempre. Dei figli nulla si sa: di solito restano sempre a casa, in Svizzera, con i nonni materni. Non ama San Paolo, però Corinna c’è e la presenza della dolce frau Schumacher vuol dire solo una cosa: che l’evento è importante. La bionda tedeschina non si è mai persa un solo Gp chiave del marito: sempre arruolata, sempre presente là dove c’era da festeggiare un mondiale, da far festa la sera fino a tarda notte danzando e cantando abbracciata al coniuge a sua volta abbracciato al proverbiale calice di birra dei momenti doc.
Visto che in Brasile, salvo miracoli, il mondiale piloti è roba di casa Alonso, l’arrivo di frau Corinna significa dunque che gli Schumacher, nonostante San Paolo sia quello che è, vogliono essere insieme nel giorno del grande addio alle corse. «Il mio mondiale è finito a Suzuka – ripete Schumi -. Io qui posso solo sperare di vincere la gara e di fare del mio meglio per aiutare la Ferrari a conquistare il titolo costruttori. Comunque, godetevi questo week-end, ci sarà da divertirsi... Io e Massa restiamo concentrati sul lavoro da fare, dobbiamo finire primo e secondo e solo dopo guardare dov’è Alonso. Non ci mettiamo certo a pansare a quel che può accadere agli altri». In effetti, solo se un guasto o un pasticcio in pista terranno lontano Alonso e la sua Renault dalla zona punti, Michael, vincendo, potrà laurearsi campione del mondo. Ovvio, quindi, che il sette volte iridato pensi unicamente ad aiutare il team e a lasciare il circus con una vittoria. Se poi altro arriverà, sarà solo un gentile quanto insperato cadeau.
«Per me questa non è, come credete voi, una gara speciale, non sono per nulla emozionato e non mi metto a pensare che sia l'ultima» ripeteva ancora ieri Michael, per la verità senza convincere nessuno. Tanto più che è apparso accigliato, non proprio solare. Ha però tenuto a smentire la voce girata alla vigilia di una sua visita al cimitero di Morumbi, dove è sepolto Ayrton Senna. Tutto questo mentre dall’Europa rimbalzava un’altra notizia: quella di una offerta da 9 milioni di euro per correre la 24 ore di Le Mans con l’Audi. Fantasia? Difficile crederlo; bensì, un ulteriore motivo, per Maranello, per proporgli un contratto di consulenza con qualche divagazione in pista sulle vetture sportive del gruppo.
«La Ferrari chiederà aiuto a qualcuno per buttare fuori Alonso? Non credo proprio». Ha ribattuto così al malizioso quesito posto dal sito del giornale sportivo iberico “Marca”, Pedro De La Rosa, pilota McLaren e connazionale di Alonso: «Non ritengo sia mai successo prima e non accadrà adesso. Comunque, Fernando farà bene a tenersi lontano dalle mischie perché, se non dovesse avere problemi tecnici, arriverà sicuramente tra i primi tre». E quasi se lo sentisse, quasi sapesse di certi sospetti maliziosi qua e là per il circus, Felipe Massa più tardi spiegherà: «È vero che è molto difficile che Michael possa laurearsi campione, ma nelle corse tutto può succedere. Per cui una possibilità c'è ancora e io farò di tutto per aiutarlo. Ma farò tutto ciò che posso in modo onesto. Non è nel nostro stile, nello stile Ferrari, cercare di vincere in altri modi».
Alonso fa spallucce e ricorda che sarà la corsa più lunga della sua vita «perché non credo che il campionato sia già chiuso fino a quando non terminerà l’ultimo giro. Non mi fido. Anche se non sono preoccupato dal fatto che qualcuno possa tentare di danneggiarmi. Il fair play non verrà meno: tutti cercheranno di ottenere il massimo, nessuno cercherà di causare un risultato negativo a un avversario». Nano, come lo chiamano gli amici, ha ormai solo una gran voglia di semaforo verde e bandiera a scacchi. Basta parole, basta attendere.