"Schwarzy mi ha tradito così faccio il pompiere"

Danny De Vito: "Che bello, a Giffoni tra i bambini posso guardare tutti alla mia altezza"

Giffoni - Quattro giorni prima dell'annuncio ufficiale glielo aveva detto: «Schwarzy, amico fraterno: sei matto a candidarti come governatore della California? Pensaci. Da una parte solo rogne e tanto lavoro. Dall’altra divertimento, soldi per sempre e la gioia di fare insieme i Gemelli 2. Purtroppo non mi ha dato retta».
Sappiamo come è andata. Arnold Schwarzenegger ha ormai un'agenda quotidiana zeppa di impegni e preoccupazioni da tutto incluso. Dall'altra Danny De Vito, ospite eccellente della trentasettesima edizione del Giffoni film festival, che se la gode. E molto. E che di impegni ne ha altrettanti, ma tutti divertenti. Perché Danny, a 63 anni, sembra un ragazzino e non solo per la statura: con un cappellino blu in testa è uno spasso quando risponde, ad esempio, alle domande dei giornalisti. Si alza in piedi per raccontare il nuovo film che si accinge a interpretare, No place like home e mima la storia dall’alto del suo metro e sessanta scarso: «Sono un pompiere in pensione con due figli scansafatiche. Dopo i primi giorni di felicità per l'addio al lavoro non ce la faccio più: non sopporto quei due mammoni, di 23 e 24 anni, che giocano tutto il giorno ai videogames, navigano su Internet e non sanno cosa sia un ferro da stiro. Esattamente come i miei tre figli Lucie Chet, Gracie Fan e Jake Daniel».

Scherza De Vito. Che li adori, infatti, non ci sono dubbi: li ha addirittura portati con sé a Giffoni, cogliendo l'occasione per far loro visitare i luoghi delle origini paterne. E se gli chiedi come li ha educati ti guarda dal basso verso l'alto, prima di rispondere: «Che diamine, come un perfetto padre italiano. Sono tre mammoni anche loro. Ma a differenza della storia del film non li lascerei soli partendo con mia moglie, staccando loro la corrente elettrica e obbligandoli a cavarsela senza i genitori. Non avrei cuore».

Cuore lo dice in italiano, De Vito. Come molte altre parole. Già, perché di americano in fondo Danny sente di avere solo il passaporto. Tanto che dopo quindici anni di bevute di limoncello, un giorno ha deciso di produrselo da solo: «A fine agosto commercializzerò in tutti gli Stati Uniti il liquore della Campania. Che adoro».

È la prima volta al festival per ragazzi di Giffoni, per De Vito: un'immensa gioia. Spiega infatti: «Posso finalmente guardare persone della mia altezza. Che bello». Sulla statura ci scherza parecchio Danny. Ha l'intelligenza di non prendersi troppo sul serio: «Se mi chiamano per una parte e poi mi dicono che sono troppo basso per interpretarla sparo a vista. Se sei un bravo attore lo capisci dalla bravura, non da qualche centimetro in più. Io poi mi reputo fortunato. Faccio l'attore comico». Un genere che De Vito non ha mai tradito e che gli consente di essere oltre che ricchissimo uno dei personaggi più attivi di Hollywood. Tra i suoi tanti film realizzati o in cantiere, ci sono The Good night, di Jake Paltrow con Gwyneth Paltrow e Penelope Cruz, The true confessions of Charlotte Doyle e Its always sunny of Philadelphia, una serie tv: «Tutti film in cui faccio bene quello che so fare: divertire il pubblico». Tentato di trasferirsi in Italia? «A Los Angeles c'è la mia vita. Ma se qualche regista italiano mi chiamasse correrei. Ho già lavorato con Monicelli e con Boldi e De Sica in Christmas in love: ripeterei volentieri l'esperienza».

Claudio Gubitosi, il direttore del Giffoni film festival, prima di abbracciarlo prende il microfono e annuncia: «La regione Campania ha approvato lo stanziamento di 30 milioni di euro di fondi europei per la costruzione della multimedia valley. Nei 140 mila metri quadrati a disposizione del Giffoni film festival troveranno spazio un laboratorio di cinema, un museo, due sale, un'arena, posti letto per i giovani giurati. Nel 2008 poseremo la prima pietra. Nel 2010 l'inaugurazione. Il mio sogno dunque sta per trasformarsi in realtà». Se lo merita Gubitosi. E chissà che per il battesimo della cittadella, durante la quarantesima edizione del Gff, non torni a trovarlo anche Danny De Vito. L'americano che ama l'Italia. E si sente italiano al cento per cento.