Schwarzy a Obama: "Dopo le banche ora devi salvare anche la California"

Il governatore dello Stato sull’orlo della bancarotta avverte il presidente: se affondiamo noi affondano anche gli Usa

In settembre dissero che l’Aig e Citigroup erano troppo grandi per essere lasciati fallire. E ora Arnold Schwarzenegger sfida Barack Obama: «Se hai salvato delle società private, come puoi lasciar cadere l’ottava economia più grande al mondo?». Già, perché di questo si tratta: la California è sull’orlo della bancarotta, sommersa da un deficit che la crisi economica ha fatto esplodere. Giù le entrate fiscali, su le uscite, sotto lo sguardo delle agenzie di monitoraggio finanziario, per una volta tutt’altro che compiacenti. Sebbene sia famosa per essere la terra dell’oro, e dell’imprenditorialità, finanziariamente è un colabrodo. Tra i 50 Stati che compongono gli Usa è quello con il peggior rating e dunque quando deve emettere obbligazioni è costretto a offrire interessi molto alti.

Le casse sono quasi vuote, il cash-flow, ovvero il contante, è sufficiente a garantire i servizi essenziali per poche settimane, mentre il deficit continua a crescere e tocca i 24 miliardi di dollari. Di questo passo la California sarà costretta entro l’estate ad abbassare la serranda.

Bisogna trovare un rimedio in tempi brevi e bene. Schwarzenegger ci ha provato chiedendo agli elettori di approvare un referendum «lacrime e sangue» con riduzione di alcuni programmi di assistenza pubblica e aumento delle imposte. Ma alle urne hanno vinto i no. E allora «Terminator» ha tentato l’assalto a Barack Obama. Sostenuto dal Congresso, gli ha chiesto non soldi, ma garanzie statali, le stesse di cui hanno beneficiato numerose banche da settembre. Se le obbligazioni californiane avessero il sigillo del Tesoro federale, i tassi scenderebbero e il governo di Sacramento potrebbe trovare facilmente la linfa finanziaria di cui ha disperatamente bisogno.
In fondo, si chiede il governatore, perché non usare una piccola parte dei sussidi da 800 miliardi di dollari per sostenere uno Stato popoloso e cruciale per l’economia nazionale? «Non si può fare», ha risposto il presidente degli Stati Uniti. E con qualche buona ragione. Una in particolare: il Tesoro sta lottando per mantenere la tripla A e se dicesse di sì alla California dovrebbe far altrettanto con gli altri venti Stati che annaspano nel rosso. Insomma, si aprirebbe una nuova voragine nei conti pubblici che renderebbe inevitabile il downgrading.

Ma Schwarzenegger nelle ultime ore ha rilanciato. Con tenacia, com’è nel suo stile, e buon senso. Caro Barack, gli ha mandato a dire, se la California sprofondasse nell’abisso finanziario, pensi davvero che gli Usa riuscirebbero a uscire dalla recessione? Ci sarebbero decine o forse centinaia di migliaia di licenziamenti e buona parte dei programmi di sviluppo economico verrebbero annullati dal giudice che assumerebbe il controllo dello Stato. E questo tu non puoi permetterlo.

Un bel dilemma, apparentemente senza sbocco. Almeno per ora. Obama tace, il suo ministro del Tesoro, Timothy Geithner, sostiene di non avere l’autorità per garantire i debiti dei singoli Stati, ma non esclude un ripensamento se il Congresso glielo permettesse. In Parlamento deputati e senatori già litigano; mentre in California c’è chi dice: è tutto inutile; perché sebbene sia il simbolo della modernità, amministrativamente è una babele con ben settemila entità governative tra contee e città. Sanare non serve, occorre rifondare dividendo la California in due o addirittura in tre Stati. La fine di un mito.