Schwazer, 50 km di marcia trionfale Sarmiento argento, la boxe è da record

Settimo oro per l’Italia. Il marciatore: &quot;Con questa forma non mi batte neanche Superman&quot;.<strong> </strong><strong><a href="/a.pic1?ID=284997" target="_blank">Taekwondo: l'azzurro sconfitto</a></strong> in finale dall'iraniano Saei. <strong><a href="/a.pic1?ID=284994" target="_blank">Boxe da record: Cammerelle e Russo</a></strong> in finale per l'oro, Picardi è bronzo. <strong><a href="/a.pic1?ID=284995" target="_blank">Kayak: Scaduto-Facchin</a></strong> terzi.<strong> <a href="/a.pic1?ID=285008" target="_blank">L'Italvolley cede al Brasile:</a></strong> è finale per il terzo posto

Pechino - Mancavano solo cinque chilometri - un'inezia se pensiamo che la gara ne prevede cinquanta - quando Alex Schawzer è scattato lasciandosi tutti alle spalle, regalando all'Italia la medaglia d'oro nella 50 km di marcia. Un trionfo impreziosito dal tempo, 3h 37’ 09'', nuovo record olimpico, davanti all’australiano Jared Tallent, argento in 3h 39’ 2'', e al russo Denis Nizhegorodov, bronzo in 3h 40’ 16''. Quello di Schwazer è il settimo oro per l’Italia ai Giochi di Pechino. Il bilancio è ora di 22 medaglie complessive. L’altro italiano Marco De Luca ha chiuso la 50 km al diciannovesimo posto, mentre Diego Cafagna è stato squalificato.

Meglio di Superman Quando è entrato nello stadio era già sicuro della vittoria. Ha alzato il dito in segno di trionfo mostrando alle telecamere il viso bagnato dalle lacrime. Dopo aver tagliato il traguardo toccando con mano che era tutto vero, che non si trattava di un sogno, si è chinato a baciare la pista. Poi, nel consueto giro d'onore con il tricolore, si è lasciato andare all’euforia: "In queste condizioni di forma non mi batte neanche Superman. So che ho fatto un po' ridere con i miei atteggiamenti, sia chiaro che non volevo mancare di rispetto a nessuno, volevo solo esprimere la mia gioia. È stata dura aspettare un anno per dimostrare il mio reale valore, ora finalmente posso sentirmi soddisfatto perché ho fatto quel salto di qualità che poteva arrivare molto prima. Ma è meglio che sia arrivato nell’occasione più importante...". Chissà se ora mister Rogge, che tanto si è arrabbiato con Bolt perché ha esagerato nei festeggiamenti, se la prenderà anche con Superman Schwazer.

"Non mi pesava essere il favorito" Dopo aver centrato l'oro olimpico il carabiniere altoatesino sembra avere appena finito una passeggiata nei boschi della sua Vipiteno anziché una delle gare più massacranti delle Olimpiadi: "Sono felice di fare questa attività, mi dà gioia marciare e penso che anche questo sia il segreto del mio successo". "Non mi pesava essere favorito - precisa il campione - sapevo di essere troppo superiore agli altri e che se facevo la mia gara sarei arrivato primo".

Riservato nella vita privata A Schwazer è difficile strappare notizie sulla vita privata, persino sul braccialetto che porta al polso destro al quale tiene tanto, e a proposito del quale dà una risposta sibillina. "Amo questo sport, ma non sono uno che vive e pensa solo allo sport. Ci sono anche altre cose nella vita - aggiunge - che mi danno emozione e che mi fanno felice. Questo braccialetto mi aiuta a ricordarlo".

Una promessa nata in Giappone Dopo essersi messo al collo la medaglia di bronzo ai Mondiali di Osaka, in Giappone, Schwazer aveva dichiarato: "Sono felice, anche se mi rendo conto che avrei potuto vincere. Onore a chi mi ha battuto, ma dentro di me so che sono il più forte, che posso rovesciare questa classifica. Alle Olimpiadi non sbaglierò". Sembrava un annuncio esagerato, forse dettato dall’amarezza di essersi visto sfilare l’argento per pochi secondi, invece Schwazer diceva sul serio. E lo ha dimostrato a Pechino.

Integralista della marcia Alex è nato a Vipiteno, nel giorno di Santo Stefano del 1984, è considerato un ’integralistà della marcia, è alto 185 cm e pesa solo 73 kg, può vantare delle pulsazioni cardiache di 29 battiti al minuto (Fausto Coppi ne aveva 40), che gli permettono sforzi prolungati e a ritmi vertiginosi per una gara sui 50 km. Marcia per i Carabinieri di Bologna ed è allenato da Sandro Damilano (fratello di Maurizio, oro ai Giochi di Mosca nel 1980). Nel 2005 ha vinto il Campionato italiano sempre nella 50 km. Ha conquistato la medaglia di bronzo ai Campionati mondiali di atletica leggera di Helsinki 2005 nella 50 km, con il tempo di 3h 41’ 54'', stabilendo il record italiano. Attualmente il suo personale è di 3h 36’ 0'', stabilito a Rosignano Solvay l’11 febbraio 2007.

Bronzo ai Mondiali Ai Campionati mondiali di Osaka dello stesso anno, malgrado una bella rimonta finale (nell’ultimo km ha fatto segnare un formidabile 4’08''), Schwazer ha conquistato di nuovo il bronzo, a pochi secondi dal francese Yohann Diniz e dall’australiano Nathan Deakes. La rabbia sul traguardo dell’atleta altoatesino era stata palpabile: l’oro era alla sua portata, ma è stato vanificato perché ha atteso troppo a lungo prima del cambio di ritmo, avvenuto solo dopo il 30° chilometro, quando ormai il recupero su Diniz e Deakes risultava impossibile. E' proprio prendendo spunto da quel grave errore di valutazione strategica che l’azzurro ha realizzato il proprio capolavoro di Pechino 2008, che gli ha permesso di raccogliere l’eredità di Abdon Pamich, bronzo a Roma nel 1960 e oro nel 1964 a Tokyo.