Sci, la Karbon sogna con un gigante di bronzo

Denise nella seconda manche compie una clamorosa rimonta: da 12ª a terza: "Non ci speravo più. Ripagata dopo tanti guai". Paerson fuori. Hosp primo oro austriaco

Aare - La prima a non crederci è lei, Denise Karbon, alto atesina di Castelrotto, ventotto anni il prossimo agosto, minuta, sorridente e bionda, un metro e 60 centimetri per una sessantina scarsa di chili di peso forma. Un frugoletto che vorresti sempre avere accanto per amica perché trova sempre un motivo per sorridere: come lunedì in conferenza, quando rideva, sorrideva, si illuminava seguendo chissà quali battute e pensieri, non necessariamente qualcosa di evidente a tutti come il bronzo ieri.

Tocca a lei regalare all’Italia una gioia che è la seconda medaglia di un Mondiale che si era aperto sette giorni prima con il titolo vinto da Patrick Staudacher. Un oro da incorniciare in superG, che però, giorno dopo giorno, delusione dopo delusione, si temeva potesse risultare la sola gioia italiana.

Archiviate la gare veloci, il podio nella prima prova tecnica è giunto grazie a una ragazza che sa vincere, che non è la rosa di una sera (si è corso in notturna per la gioia dell’Austria, Hosp iridata davanti alla Pietilae-Holmner, svedese), vice-campionessa del mondo nel 2003 a St.Moritz, preceduta solo dalla Paerson che ieri, dopo tre ori, è finita una volta ancora pancia nella neve ma non per festeggiare, bensì per un erroraccio a metà della seconda manche quando però era già lontana, settima di una manche iniziale dominata dalla Mancuso davanti alla ceca Zahrobska e alla Simard, tre che al momento di ribadire tutto il bene messo in mostra a metà pomeriggio si smarrivano.

Tornando all’italiana, dopo l’argento 2003, il successo 2004 in Alta Badia, due stagioni che la videro anche due volte seconda e tre volte terza, un’altra bella prova sulla montagna di Åre (dove fu terza nel 2003 e quarta nel 2004). Tutto per far capire che Denise è vera e se il suo palmarès brilla a intermittenza è per una serie di infortuni dai legamenti di entrambe le ginocchia ai menischi, dalla rottura del femore a quella del braccio. Ecco perché, per ritrovare un nuovo podio di coppa, si deve attendere il 21 gennaio scorso: terza a Cortina nel gigante vinto dalla Putzer, ieri dispersa.

Non che le quattro italiane abbiano brillato lungo il primo percorso: nona la Moelgg e 12ª la Karbon, le meno messe male. Denise che capirà come interpretare il secondo tracciato: «Dopo la prima manche non pensavo più al podio, dopo la seconda la prima a stupirsi sono stata io perché pensavo che al massimo risalivo fino al quinto.

«Alla vigilia ci credevo, poi non più e così sono andata al via della seconda prova tanto per divertirmi, pensando alle gare che verranno nel finale di coppa. Il segreto è crederci fino in fondo, non mollare mai. Ho avuto un pizzico di fortuna, però il conto con la sfortuna resta sospeso. È una medaglia che dedico a me stessa e ai miei incidenti, anche se prima di partire per la Svezia credevo nelle mie possibilità. È il film che è stato diverso: una rimonta di nove posizioni non potevo certo immaginarmela».