Sci, Rocca: "Pronto a stupire"

L'atleta simbolo dello sci azzurro cerca la rivincita dopo le Olimpiadi. "I tifosi non si aspettano granché, ma il mio tecnico disegnerà la seconda manche. In prova l'ho già simulata"

Asti - Asti non è Åre e la piscina del centro Hastafisio non è la pista della supercombinata mondiale, ma se soffre di nostalgia, Giorgio Rocca non lo fa capire. Si muove agile nell'acqua in mezzo agli altri clienti che non sanno nemmeno con chi hanno l'onore di dividere il preparatore Roberto Manzoni. È un caso, perché quando Giorgio passa al lavoro in palestra, deve spesso interrompersi, firmare autografi e rispondere agli ammiratori. Per seguire la discesa vinta da Bode Miller, Rocca si affida a internet e alla moglie Tania che lo aggiorna al telefono, lo slalom che consacra Albrecht invece non se lo perde, gli serve anche per studiarsi pista, neve e rivali. Lo slalom vero, la sua gara, sarà sabato prossimo e lui l'aspetta con serena fiducia.
Rispetto a un anno fa come si sente?
«Mille, anzi centomila volte più tranquillo, perché l'attesa, la tensione e la pressione prima dell'Olimpiade sono state davvero esagerate. Solo a fine stagione però me ne sono reso conto ed ero totalmente svuotato, solo ad agosto sono tornato sugli sci».
Per allenarsi a diventare un forte polivalente. Progetto naufragato un giorno di novembre, su una pista canadese...
«Stavo facendo superG, sciavo bene, ero sui tempi di Peter Fill, ma in una curva veloce ho sbagliato qualcosa e stavo finendo nelle reti. Non erano granché rassicuranti, così ho fatto di tutto per evitarle e il ginocchio destro ha subìto una brutta torsione. Sono tornato in Italia per gli accertamenti e visto che non c'era nulla di rotto ho commesso un errore: sono volato di nuovo negli Stati Uniti».
Sul lettino del fisioterapista Giorgio mostra con orgoglio le cicatrici sparse un po' per tutto il corpo. Sembra un guerriero.
«Questa brutta sul braccio è il ricordo di un cappottamento in macchina sui tornanti di San Marino, avevo 19 anni. Ho ancora i segni dell'asfalto nella carne, mi andò davvero bene. Poi ci sono la caviglia sinistra e il ginocchio destro, che forse in primavera andrà riaperto...». Interviene Manzoni: «Giorgio minimizza, ma la sua capacità di guarire è incredibile, ha avuto davvero tanti guai nella sua carriera, eppure li ha sempre superati alla grande, aiutato anche dal suo tono muscolare, davvero eccellente...».
Ma ora, questo ginocchio, come va?
«Da quando ho fatto l'infiltrazione di cortisone prima di Kitzbuehel non mi fa più male. Ne farò un'altra all'arrivo ad Åre».
In combinata non ha potuto difendere il bronzo mondiale vinto a Bormio due anni fa, ce la farà in slalom?
«Non dico niente. Nessuno si aspetta granché da me, di certo non sarò il favorito. La seconda manche la disegnerà Claudio Ravetto, il mio allenatore, e nei giorni scorsi a Livigno mi sono allenato su una pista molto simile a quella svedese, mi hanno creato i dossi e messo le porte nello stesso modo in cui Claudio prevede di metterle lassù. Insomma, ho simulato la gara e sono molto soddisfatto di come andavo».
Gli avversari che teme di più?
«Penso soprattutto a me, non agli altri. Però Raich, Matt, Schoenfelder e Berthod saranno pericolosi».
E gli svedesi, il nuovo fenomeno Byggmark?
«Sono più giovani, corrono in casa e credo sentiranno un po' di emozione. In slalom conta molto partire sciolti senza nulla da perdere, per loro non sarà così. Byggmark è un vero funambolo, va fortissimo ma rischia molto, prima o poi dovrà sbagliare... (e infatti ieri ha sbagliato lo slalom della supercombinata, ndr)».
Di Staudacher e Fill che pensa?
«La vittoria di Patrick è stata una bella cosa perché dimostra che nonostante la crisi della federazione atleti e tecnici continuano a lavorare bene. E in un momento in cui il calcio ha davvero nauseato, è importante. Per Fill mi spiace, credo che stia subendo un calo di forma».
In Svezia andrà con sua moglie che aspetta il secondo figlio (femmina), e con Giacomo, un anno...
«Sarà vestito da giraffa, gli abbiamo comprato il vestito da carnevale». Una piccola giraffa al Polo Nord... speriamo porti fortuna!