Una scia di tracce porta al killer

Nel giallo di Garlasco gli inquirenti continuano a dichiarare che la soluzione è ancora lontana, questo nonostante esistano molti elementi per arrivare alla soluzione del caso e per definire la posizione processuale di Alberto Stasi, l’unico indagato. Difatti, fra le dita di Chiara Pogg, sono stati repertati alcuni capelli, sotto le sue unghie lembi di pelle, sulla scena strisciate di sangue e orme di scarpe, sul cadavere tracce di tessuto epiteliale e di sebo (caviglie e spalle), sulla parete lato scale un’impronta palmare sporca di sangue: quindi tracce biologiche, codice genetico e impronte digitali. Inoltre, esistono i tabulati di tutte le telefonate in entrata e in uscita di Chiara Poggi, di Alberto Stasi e di una ventina di persone «interessanti». Come si può dichiarare «la soluzione è ancora lontana»? I capelli si analizzano in poche ore. Il Dna della pelle sotto le unghie di Chiara in pochissimi giorni viene rilevato. Un’impronta digitale si definisce nell’immediatezza e, grazie all’Afis, in pochi minuti si sa se è di una persona schedata o no; sicuramente l’impronta repertata può essere paragonata in pochi secondi a quella di diverse persone. Per non dimenticare che i tabulati telefonici ci dicono «chi» e «quando» ha conversato con Chiara, «per quanto tempo» e «dove» fossero posizionati i vari interlocutori. Analizzando il computer di Stasi con un programma speciale si può dimostrare in pochi minuti se la mattina del 13 agosto il giovane era in casa a digitare sullo stesso, dunque se il suo alibi sia vero.
Non è finita. Sappiamo che il movente è stato del tipo emozionale; che l’assassino ha colpito la ragazza alla testa in uno stato psichico alterato dalla rabbia, dall’aggressività distruttiva, dall’over killing; che l’aggressione è iniziata sul lato divano per proseguire sul lato opposto; che il killer ha trascinato il corpo della vittima verso la cantina con l’intento di un improbabile occultamento provocato dalla «cancellazione psichica», cioè, il tentativo istintivo di uscire di scena nascondendo la prova del misfatto; che il killer ha dimostrato conoscenza dell’ambiente e della dislocazione dei locali; che il quadro delle macchie di sangue e quello delle ferite sulla vittima sono tali da potere ricostruire l’esatta dinamica del delitto e alcune caratteristiche peculiari dell’introvabile arma del delitto. Sappiamo anche che l’assassino deve essersi sporcato di sangue frontalmente e su tutti gli arti, che in qualche parte deve essersi appoggiato, lavato, che pur qualcosa deve avere toccato e sporcato: ebbene, avendo l’assassino lasciato tracce come Pollicino dovrebbe essere già stato individuato.
*Criminologo