La sciarpa di Duccio e il berretto di Lapo

Pareggio doveva essere e pareggio è stato. Che bel pomeriggio davvero di bel calcio e di grande passione. Gigi Moncalvo ha pianto quando le bandiere blucerchiate ed «europee» si sono stese al vento della Sud. Magari ha sorriso quando Garrone, a fine partita, ha dovuto farsi prestare una sciarpa da una bella signora seduta qualche fila sotto di lui, dal momento che ne era sprovvisto. Un inserviente, tra l’altro, gli ha dovuto portare una maglia di Cassano da regalare a uno juventino.
Una tribuna vip densa, ricca di amore e anche di stile. Garrone aveva invitato i maggiorenti della Juve: due società, due «signore». C’era stato un pre-partita molto chic a tavola. Anfitrione quel Marco Semino che delle pubbliche relazioni e della comunicazione è re assoluto. Dunque tutti dal mitico «Edilio» ad assaporare trenettine al pesto, acciughe fresche del nostro golfo e nomi di lusso. Duccio Garrone e il figlio Edoardo (complimenti per essere il vice-presidente designato a fianco della Marcegaglia e possibile presidente, un giorno, come avvenne per Angelo Costa, altro indimenticabile manager genovese): a fianco nientemeno che John Elkann (leggi Ifil) e ancora il simpatico e spregiudicato Lapo che, nei giorni scorsi, si era esibito nella squadra degli «stilisti». E da vero uomo da passerella ha sfoggiato un berretto bianchissimo (...)